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DOVE ABBIAMO VIAGGIATO...


Le immagini, i progetti, i resoconti, le riflessioni dei nostri viaggi dal 1994 ad oggi.
Per ricordare a chi c'era e raccontare a chi non c'era i luoghi e le persone incontrate.


 

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"Non ho mai confuso Cuba con il paradiso.
Perché dovrei confonderla oggi con l'inferno? Io sono tra quelli che credono
che si possa amarla senza mentire e senza tacere "
(Eduardo Galeano)

L’esperienza culturale e di solidarietà con Cuba nasce nel 1993 nell’ambito di un gemellaggio con La Casa della Cultura di Niquero, cittadina sita nella provincia del Granma, una delle più povere dell’isola. Il paese di circa ventimila abitanti, privo di strutture turistiche ma con grandi bellezze naturali nelle zone circostanti, è una località storicamente importante: è stata testimone, il 2 dicembre del 1956, dello sbarco del Granma, l’imbarcazione con la quale, i rivoluzionari con Fidel e il Che approdarono nei pressi della spiaggia Las Coloradas, dando vita alla Rivoluzione.
Ogni estate, dal 1994 al 2004, Metromondo ha organizzato un viaggio di conoscenza e solidarietà, principalmente nell’ambito del sostegno alla Casa della Cultura di Niquero, ma anche di realtà culturali e sociali dell’Avana, Trinidad, Baracoa e Santiago.

Metromondo ha deciso di intervenire con un progetto di solidarietà concreta in questo paese perché crediamo che Cuba, malgrado le sue contraddizioni, i suoi limiti ed errori, e le relative critiche rispetto alla realtà del socialismo esistente, sia un paese in cui permane la volontà di sperimentare un progetto sociale legato ai bisogni dell'uomo e non del profitto. Che sia così lo sta a dimostrare il fatto che, nonostante il momento di particolare difficoltà economica dovuta all'aggressività dell'imperialismo USA e della scomparsa dell'URSS e del COMECON, le più importanti conquiste sociali della rivoluzione, il diritto allo studio ed alla salute continuano ad essere garantiti e praticamente gratuiti per tutti e tutte, mentre i principali indicatori sociali si collocano a livello europeo. In un continente, quello latinoamericano, dove pochi si arricchiscono e tanti vengono gettati nella povertà e nella violenza, la diversità di Cuba rappresenta ancora una speranza, ma anche un esempio rispetto al nostro "primo mondo" in cui si taglia nell'istruzione, nell'assistenza sanitaria, nelle pensioni e nell'occupazione, peggiorando le condizioni di chi lavora in funzione del mercato, dell'impresa, dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo.

Metromondo ha scelto Cuba soprattutto per dare man forte alla volontà del popolo cubano di vivere in un mondo libero, basato sull'uguaglianza, la solidarietà, la pace e la democrazia popolare; una necessità più che mai urgente e che si chiama socialismo. Un Socialismo vero, non le caricature conosciute nella storia che hanno condizionato negativamente anche lo sviluppo dell'originale esperienza cubana.
Un socialismo che vogliamo aiutare, prima di tutto, contribuendo nello sforzo per porre fine al blocco economico e commerciale, imposto da più di quaranta anni dagli USA.

La vacanza, accompagnata a quest’esperienza di “turismo solidale”, ha rappresentato un importante arricchimento. I dollari apportati, anche se possono sembrare pochi, rimangono in buona parte a Cuba invece di alimentare i profitti dei capitalisti presenti nelle catene alberghiere più lussuose, ma soprattutto è di sostegno morale e materiale alla popolazione cubana e contribuisce a rompere l’isolamento ed il blocco culturale e politico del quale è vittima la rivoluzione ed il popolo cubano. Un blocco portato avanti dalle lobbies internazionali dell’informazione, al servizio dei vari imperialismi, non meno tremendo di quello economico. Si vuole impedire un’informazione reale sulla società cubana e imporne una deformata con lo scopo di scoraggiare ogni forma di solidarietà. Contrastare e rompere il blocco politico, economico e culturale nei confronti di Cuba, vuol dire, come noi cerchiamo di fare, far conoscere dal di “dentro” la verità con tutte le sue contraddizioni, nella convinzione che questo sia uno dei modi migliori per aiutare la rivoluzione.

Metromondo ha coinvolto circa 800 persone nei suoi viaggi di conoscenza a Cuba e inviato donazioni economiche e materiali il cui valore è stato stimato intorno ai 750.000 euro, a sostegno delle attività e istituzioni socio-culturali (donazioni medico-sanitarie a parte). Impianti di amplificazione, gruppi elettrogeni, 2 autobus, 40 tonnellate di vernici, libri e cancelleria per le scuole e giocattoli per i bambini, notevoli quantitativi di medicinali e strumentazione medica, prodotti per la pulizia e l’igiene, indumenti, un'ambulanza attrezzata per le urgenze, completa ristrutturazione video e audio (impianto video digitale con DVD) del cinema di Niquero, sono solo alcuni degli esempi delle tante donazioni consegnate direttamente alle realtà locali cubane, sostenute da Metromondo.

La particolarità di tutti i viaggi di Arci Metromondo consiste nella loro assoluta diversità in quanto, dal momento dello sbarco dall’aereo i gruppi, relativamente ristretti -circa 30 persone- entrano in rapporto con situazioni associative di base consentendo uno scambio culturale continuo durante il soggiorno stesso, e un rapporto diretto e costante con la popolazione (oltre un piacevole soggiorno in luoghi e spiagge incantevoli poco frequentati dai turisti “tradizionali”).
I primi quattro viaggi hanno contemplato anche l’ospitalità in famiglia, dei gruppi dei partecipanti. Tale possibilità è stata sospesa per difficoltà legate sia a cambiamenti legislativi a Cuba, che a problemi sorti durante la permanenza nelle famiglie a vari livelli (organizzativi, di difficoltà a rapportarsi ecc.). Comunque durante la permanenza a Niquero, a parte il pernottamento, il rapporto con le famiglie dei lavoratori della Casa della Cultura è sempre stato assicurato.

immagini da cuba

diario di viaggio 2004

Brigada Las Coloradas 17/01/04-31/01/04: diario di viaggio

Sono 10 anni che l'Arci Metromondo di Milano organizza viaggi di solidarietà a Cuba, ma questa volta la Brigada è un po' diversa. Grazie ad una serie di piccole inserzioni comparse su I viaggi di Repubblica l'iniziativa si è guadagnata un tale successo di adesioni che sono state più volte riaperte le iscrizioni e ampliato il numero massimo dei partecipanti.
E così per la prima volta la "Brigada" ha raccolto insieme oltre a persone che in genere sono geograficamente vicine a Milano, anche persone provenienti da altre regioni d'Italia: 39 partecipanti più 4 accompagnatori volontari di Arci Metromondo, Gigi (capogruppo), Yurina (cubana di Niquero), Valentina e Alex.
Ma forse l'elemento di novità più forte è la partecipazione al viaggio di una troupe della RAI che intende realizzare una puntata della rubrica "Sulla via di Damasco", partecipazione piacevolmente inattesa che ha reso ancora più febbrili i preparativi per la partenza.
Entusiasmo per il grande numero di richieste giunte ad Arci Metromondo ma anche tanti interrogativi: 43 persone, sono tante…; diverse per estrazione, età, storie, tutte presumibilmente curiose di capire come si vive e cosa si fa a Cuba, e ciascuna con il proprio personale pensiero sulla storia della Rivoluzione cubana, tutti insieme per due settimane…; la troupe della RAI, una splendida opportunità di documentare e dare visibilità alle nostre attività, dobbiamo metterci il vestito buono…; tutto sommato non siamo un tour operator e il viaggio potrebbe risultare non abbastanza "comodo" per qualcuno…; gli incontri di presentazione del viaggio - giocoforza a Milano - non sono stati sufficienti ad incontrare tutti i partecipanti, c'è chi arriva da Cagliari, chi da Perugia, da Napoli e altri dalla Toscana, un gruppo che arriva da Roma, un "melting pot", che ne verrà fuori?
Gino Perri è perennemente incollato al telefono per cercare di risolvere tutte le questioni logistiche e organizzare i dettagli di un tour più complesso del solito collaudato viaggio di solidarietà che normalmente dura 3 settimane, ma che nella versione invernale è stato concentrato in 15 giorni: le donazioni da portare, il progetto cinema a Niquero da avviare, gli incontri con le associazioni locali, gli accordi con il tour operator, l'alloggio e i trasferimenti, le varie e le eventuali.
Gigi e Yurina hanno già accompagnato altri viaggi a Cuba e insieme con Alex curano i dettagli delle escursioni, i contatti con le istituzioni cubane, il complesso sistema delle autorizzazioni per lo sdoganamento delle donazioni, nonché il confezionamento e il trasporto dei pacchi. Tutto il gruppo Arci Metromondo lavora al progetto e si dedica all'organizzazione: incontri serali, dopo il lavoro, imprevisti dell'ultimo minuto, informazioni ai partecipanti, c'è chi arriva da lontano e deve pernottare a Milano prima della partenza.
A Roma Valentina si occupa di procurare i visti giornalistici per la troupe RAI mantenendo i rapporti con l'ambasciata cubana e ottiene anche la "benedizione" dell'ambasciatrice che ormai conosce bene la storia dell'associazione e apprezza gli sforzi e i risultati che Arci Metromondo ha ottenuto nel corso del tempo. E' dal 1994 infatti che Metromondo si impegna in progetti di solidarietà politica e concreta con il popolo e la Rivoluzione cubana. Gemellato con la Casa de la Cultura di Niquero, attraverso i viaggi di conoscenza e solidarietà ha coinvolto complessivamente più di 800 persone, ha consegnato direttamente donazioni per un valore complessivo stimato intorno ad un miliardo e mezzo di vecchie lire e continuativamente organizza iniziative di scambio socio-culturale con famiglie e associazioni cubane. Con il contributo di un gruppo di medici (Comitato di Solidarietà Sanitaria con Cuba di Arci Metromondo), ha realizzato importanti convegni medico-scientifici a Cuba e ha sostenuto (e sostiene) concretamente la sanità cubana oltre che con l'invio di medicinali anche con l'acquisto di un'ambulanza attrezzata per le urgenze mediche. Segni tangibili di una solidarietà sincera e fattiva.

 

 

Sabato 17 gennaio
La partenza. Il decollo è previsto alle h 9:50; alle 5 parte dei volontari è impegnata a caricare su un camion le donazioni accuratamente confezionate e registrate nella sede di Via Ponti; Gigi e Yurina alle 7 sono all'aeroporto ad accogliere i partecipanti, ma il volo viene posticipato alle h 16:40; una prima prova di pazienza, 10 ore in aeroporto in attesa…Un'importante occasione per socializzare, sicuramente, ma quanto tempo perso!!! La partenza effettiva avviene addirittura dopo l'orario indicato dalla compagnia aerea e mettiamo piede all'aeroporto del La Habana alle h 00:45 del 18 gennaio.
Ci attendono all'aeroporto Josè Martì gli amici di Niquero (dalla lontana provincia del Granma nei pressi dello storico sbarco dell'omonimo yacht) che sono venuti ad aiutarci nelle operazioni di sdoganamento delle donazioni e per farsi carico dei pacchi destinati all'Ospedale e alla Casa de la Cultura locale. L'aeroporto è invaso dai pacchi e lo sdoganamento non risulta un'operazione semplice, nonostante le preventive autorizzazioni, non tutto appare sufficientemente chiaro ai responsabili dello scalo e qualcosa viene trattenuto in attesa di ulteriori autorizzazioni. Prima di riuscire a caricare - con la collaborazione di tutti - le donazioni sulla "guagua" destinata a Niquero (donata da Arci Metromondo l'anno scorso) e i nostri bagagli personali sulla "guagua" Viazul, passa un po' di tempo. Arriviamo all'hotel Vedado alle 3:30 circa e ci sistemiamo nelle stanze.
Ecco la prima imprevista variazione al programma: saremmo dovuti arrivare almeno 10 ore prima e la serata libera di "ambientamento" è inesorabilmente saltata. Avevamo avvisato tutti del rischio "cubanìa", non sempre a Cuba diventa possibile rispettare i programmi…ma - al momento - bisogna ammetterlo, questa è solo e semplicemente sfortuna…
Dunque l'unica cosa da fare è recuperare forze e conservare energie ed entusiasmo per il giorno successivo.

Domenica 18 gennaio
Appuntamento a colazione, il tempo è brutto, anzi piove. Si decide per la libera uscita in città con appuntamenti più o meno concordati nel centro storico; i cellulari - da pochissimo è operativo il servizio di roaming internazionale - si rivelano preziosi; vari gruppi si organizzano e partono finalmente per esplorare La Habana.
Chi passeggia, chi filma, chi si ferma ad ascoltare musica, chi a mangiare in un paladar, e ancora mostre, visite ai palazzi coloniali, ciondolamenti sul Malecòn, le auto americane degli anni '50, i lussuosi casinò dei gangster americani e gli hotel a tante stelle, la "peña de la rumba" domenicale al Callejòn de Hamel, finalmente esce il sole. Incantati nelle strade e nelle piazze dell'Habana Vieja recentemente e perfettamente recuperate o di fronte alla romantica e affascinante decadenza di edifici e abitazioni immediatamente adiacenti al centro che il restauro non l'anno conosciuto ancora. Il Capitolio, la splendida Plaza de la Catedral, Plaza de Armas, il Paseo de Martì, Plaza Vieja, la Giraldilla (quella dell'Havana Club!), il Museo della Rivoluzione. Nel 1982 - a ragion veduta - la Habana Vieja per intero è stata classificata dall'Unesco Patrimonio dell'umanità.
Tutti ci incontriamo di sera in albergo, carichi di meraviglia e con i primi aneddoti e le prime confuse impressioni da raccontare, pronti per la cena al ristorante "Los cactus del 33".
E ci arriviamo pure al ristorante, ma non ceniamo lì… costretti per un malinteso "cubano" sulla prenotazione a riparare in un paladar - esattamente di fronte al ristorante "prenotato" - che gentilmente ci accoglie, un po' strettini e un po' scomodi, con Gigi e Yurina che si improvvisano camerieri per accelerare il servizio e consentire a tutti di cenare in tempi umani…Vengono a salutarci Froilàn Gonzalez e la sua splendida moglie Adys Cupull - storici amici di Metromondo e probabilmente i più importanti studiosi della vita del Che. Riescono a trascorrere parte della serata con noi ma sfortunatamente, nella confusione del momento e nello sgomento della pioggia serale, riescono a chiacchierare molto poco con i partecipanti del gruppo.
Così la serata termina nell'atrio dell'hotel dove si organizzano i dettagli della partenza del giorno dopo, alla volta di Trinidad.

Lunedì 19 gennaio
Partenza per Trinidad alle 9:30. Rapidamente riusciamo a ottenere i visti dei giornalisti RAI. Il Centro de la Prensa era chiuso di domenica ma sta proprio di fronte al nostro hotel in Calle 23, pieno Vedado.
Piove anche oggi. Ci inoltriamo nella regione centrale dell'isola che è una lunga successione di coltivazioni di canna da zucchero. Sosta per il pranzo a Cienfuegos, vivace città coloniale con un ricco porto industriale. Sembra molto graziosa anche se la pioggia e i tempi stretti ci impediscono di inoltrarci nelle stradine secondarie. Il Parque Martì è il tipico centro città cubano con busto e dedica al poeta e eroe nazionale.
L'hotel Costa Sur della catena Horizontes, resta immediatamente fuori Trinidad, è sul mare, la spiaggia è bella, ci sono le palme e c'è anche una piscina, ma piove, e sembra che il maltempo non ci voglia lasciare, neanche l'accenno a una schiarita. Nonostante tutto, c'è chi fa il bagno.
La guagua accompagna il gruppo in città, qualcuno si è organizzato indipendentemente per partire un po' prima e guadagnare un po' di tempo per visitare il centro. Ma continua a piovere e i ciottoli sono pericolosamente scivolosi. La serata è libera e la Brigada si lancia pacificamente alla scoperta dei locali dove finalmente ascoltare musica dal vivo e ballare i mitici ritmi cubani, tra un mojito, un daiquiri e una canchanchara. Un nutrito gruppo si ritrova a Casa Artex, dove c'è una band che suona molto bene. Non ci sono tanti turisti.

Martedì 20 gennaio
La mattinata - rigorosamente "libera" - è dedicata alla visita della città, vero gioiello di architettura coloniale, anch'essa proclamata Patrimonio dell'umanità dall'Unesco. Il giallo degli edifici è brillante, e il sole finalmente brucia. Trinidad appare improvvisamente popolatissima, non sembra la stessa della sera prima: decine di gruppi di turisti organizzati invadono durante il giorno Plaza Mayor, il museo di arte Romantica, quello della Lotta contro i banditi. Le splendide e ricche case della borghesia terriera ricordano i fasti di altri tempi, quando Trinidad era uno dei principali centri di produzione dello zucchero; nei bar colorati i tipici gruppi musicali sono in piena attività; il mercato dell'artigianato pullula di gente e offre merletti, legni intarsiati, cesti intrecciati, oggetti d'argento e anche - purtroppo - corallo nero.
Ma oltre la bellissima facciata "take away", Trinidad offre piccole scoperte interessanti, meno scontate, anzi decisamente inaspettate in una cittadina che sembra completamente dedicata allo sfruttamento turistico "prendi e porta via" Alla Casa de la Cultura veniamo accolti con mucho cariño per organizzare i dettagli della prevista serata a noi dedicata. Lungo il percorso incontriamo una scuola per bambini con ritardi di apprendimento: le grandi finestre sono aperte e danno sulla strada. Apparentemente non infastidisce l'idea che qualcuno si affacci a sbirciare, anzi è un'occasione in più per raccontare ed è la possibilità per l'appassionata maestra di chiedere quaderni e materiale didattico per i suoi bambini. Più in là in una bella piazza assolata, all'ombra di un antico albero, un'altra maestra fa lezione ad un'intera classe del primo anno elementare (gonne e pantaloni rossi) e insegna loro a distinguere alberi e foglie. Trinidad infatti ha le spiagge a brevissima distanza, ma è contemporaneamente immersa in una mirabile valle di boschi e piantagioni.
Dopo pranzo torniamo in albergo, con un po' di ritardo, qualcuno è scivolato sul terribile pavé delle viuzze centrali e viene via con qualche livido…
E così abbiamo il tempo per stenderci anche sulla spiaggia dell'albergo e cominciare a scoprire che è buono il leche de coco con il ron, e che sembra impossibile, ma il sole a gennaio può scottare.
Una doccia veloce e poi tutti alla festa della Casa de la Cultura per la consegna delle donazioni e per partecipare al ricco spettacolo organizzato per noi: lettura di poesie, mostre di pittura e disegno, esibizioni di gruppi, ballerini, cantanti, una prova diretta delle attività svolte all'interno della Casa de la Cultura, dove ad ognuno si da' l'opportunità di sviluppare le proprie vocazioni e dove si lavora per mantenere vive le tradizioni culturali di un paese che nasce dalla fusione di più etnie. Le "Casas de la Cultura" sono una invenzione del Che e sono distribuite con grande capillarità sull'intero territorio, ce ne sono in ogni pueblo, grande o piccolo che sia.
Lo spettacolo di danze afrocubane è veramente emozionante, specie perché lontanissimo dalle usuali esibizioni folcloriche a pagamento per turisti. Ci lascia tutti a bocca aperta.

Mercoledì 21 gennaio
Come da programma lasciamo Trinidad, destinazione Santiago, ma a rallentare il cammino della Brigada questa volta ci si mette ancora un imprevisto: un incidente sulla strada. Si è rovesciato un camion con rimorchio e il traffico viene interrotto in entrambe le direzioni. Siamo costretti a rimanere fermi sotto al sole per un'ora e mezzo; autobus, camion e auto superano l'ingorgo passando tranquillamente ai lati della strada in piena campagna, ma la nostra guagua e altri mezzi pesanti non sono autorizzati a farlo, dunque aspettiamo che il rimorchio venga spostato dalla carreggiata e che si liberi una mezza corsia. Il traffico però continua ad essere rallentato e arriviamo a Santiago verso le 9 di sera. Saremmo dovuti arrivare in tardo pomeriggio e già ci aspettavano gli amici del Cìrculo del Danzòn. L'incontro dunque viene rinviato alla mattina successiva. La sistemazione nelle stanze prende un po' di tempo ma la serata è libera. Le notti di Santiago, la città più caraibica della Isla Grande, nonché capoluogo dell'Oriente, "culla della Rivoluzione" e sede del carnevale più popolare e folle di Cuba, sono sempre piuttosto movimentate.

Giovedì 22 gennaio
La Brigada parte alla scoperta della città e dei dintorni. Buona parte del gruppo va al mare, la spiaggia è quella di Siboney, il paesino che ha dato i natali a Compay Segundo. E' una spiaggia abbastanza frequentata dai santiagueros, alle cui spalle si alza un alto picco roccioso. Un piccolo fiume fiancheggiato da alberi a basso fusto e palme da cocco arriva fino al mare.
Altri sparuti gruppi nel frattempo si inoltrano nel centro città, una serie di stradine e vicoli che digradano verso il porto e che trasudano storia. El Boulevar si snoda tra le due piazze principali, plaza Dolores e Parque Céspedes, vero cuore di Santiago con la Cattedrale Cattolica, il Museo de Ambiente històrico Cubano e il Municipio dal cui balcone Fidel l'8 gennaio proclamò la vittoria della Rivoluzione.
Tutti ci incontriamo a metà giornata al Museo del Cuartel Moncada, scenario del primo tentativo di sollevamento rivoluzionario contro Batista. Il 26 luglio del 1953 il giovane avvocato Fidel Castro alla testa di un centinaio di uomini conduce l'assalto alla caserma. L'insurrezione armata si conclude tragicamente con l'uccisione di 61 uomini, esecuzioni sommarie, carcere, atroci torture e la reclusione dello stesso Castro.
Nel Moncada una guida eccezionale, con un innato senso della teatralità e con l'aiuto di mappe, plastici, foto e dei cimeli esposti, ci racconta la storia della rivoluzione. Oggi la caserma è adibita a scuola secondaria, con ragazzini che giocano a calcio nel campo sportivo di fronte all'ingresso, ma anche i fori delle pallottole sulla parete dell'entrata ricordano la tragicità dell'evento.
Con noi c'è Roberto Trenard, uomo straordinario, socio del Cìrculo del Danzòn, che ha vissuto sulla sua pelle quelle vicende, fu arrestato poco dopo l'azione del 26 luglio e detenuto per alcuni giorni; si è salvato dall'esecuzione con l'aiuto di un medico carcerario che lo tenne in cura in ospedale grazie al fatto che era malato. Il suo modo di parlare è calmo e sereno, nonostante Roberto sia entusiasta all'idea di raccontare e rispondere alle domande e alle curiosità. Ci accompagna poi al "Castillo del Morro", l'imponente fortezza di difesa che fu costruita all'ingresso della baia della città; gli spagnoli dovevano impedire i saccheggi e le scorrerie di bucanieri, filibustieri, corsari e pirati; il museo ne illustra la storia e spiega origini e differenze fra le varie bande dedite a depredare navi e città. Ma il Castillo offre soprattutto una eccezionale vista della baia e delle sue piccole isole.
Roberto insieme con Maricela Composela e Herenio Boza organizzano per la Brigada una serata spettacolo di balli tradizionali: presso la sede del Cìrculo del Danzòn hanno preparato per noi una grande tavolata di frutta e piatti tipici, ron, mojitos, e ci danno una prova pratica di danza mostrandoci le differenze tra i ritmi del danzòn, quelli della rumba, la salsa, la tumba. Il Cìrculo del Danzòn si trova in un barrio alla periferia di Santiago, la strada viene chiusa al traffico e diventa una pista dove una squadra di ragazzi giovanissimi alternano danze, acrobazie e musiche e tentano disperatamente di insegnarci i passi base, con scarsi risultati, loro malgrado. Anche il Cìrculo è una della tante microrealtà di recupero e difesa delle tradizioni, di partecipazione attiva a iniziative culturali, di grande coinvolgimento popolare dove persone delle più svariate età si impegnano e lavorano. L'edificio della sede è fatiscente, poverissimo, ma sono veramente molte le persone che vivono il circolo, insegnano e apprendono, nonostante la assolutà scarsità di mezzi e risorse.
La serata per qualcuno si chiude nei famosi e tradizionali locali in centro città, in Calle Heredia o in Calle Aguilera, un "cafè y ron" all'Isabelita o un cocktail con musica dal vivo. Del resto Santiago è la patria natale del son e "Chan Chan" è l'inno locale che si può ascoltare in tutte le versioni e ad ogni angolo di strada. Per qualcun altro - invece - si chiude al commissariato di polizia dove per la seconda volta in una giornata - ma anche l'ultima volta nel corso dell'intero viaggio - siamo costretti a denunciare il furto di portafogli e documenti. Sono stati gli unici spiacevoli episodi di questo tipo: in questo senso Cuba è invece un luogo abbastanza sicuro per i turisti che non corrono pericoli di sorta, accolti dalla generosa ospitalità della popolazione e sotto la vigile, continua, protezione della Policìa Nacional Revolucionaria (PNR).

Venerdì 23 gennaio
Lasciamo Santiago abbastanza presto. Roberto e Maricela ci raggiungono per salutarci e c'è un po' di commozione. Lungo il percorso per Baracoa una breve tappa a Guantànamo per mangiare. Già il nome mette tristezza perché Guantànamo per qualsiasi occidentale è la base militare americana con annesso carcere e perché per qualsiasi occidentale informato sulla storia di Cuba è un luogo simbolo della prepotenza americana. E' una cittadina anonima senza attrazioni per turisti, infatti turisti lì non se ne incontrano.
Il viaggio verso Baracoa risulta lungo e un po' stancante ma il paesaggio naturale che ci si apre davanti lungo la celebre "strada della Farola" ripaga gli sforzi.
La sosta ristoratrice al mirador offre lo spettacolo di una vegetazione rigogliosa ed esagerata. Il "baretto" del belvedere è spartano, ovvero è un bancone coperto da un tetto di palme dove servono poche cose: caffè profumatissimo, sciroppo di menta, ron casero, e sigari criollos. Ragazzini che all'improvviso spuntano dal bosco ci propongono gigantesche bolas di cacao, cucuruchos (cocco grattugiato, con scorza di arancio, guayaba, miele e zucchero il tutto confenzionato in foglie di banano) e dolci mandarini odorosi. Baracoa è un piccolo paradiso tropicale, protetto probabilmente proprio dall'isolamento in cui è vissuto fino a circa 40 anni fa, quando Fidel volle l'apertura della strada che richiese lavori colossali e che collegò definitivamente Baracoa con il resto dell'isola. Qui la tipica mezcla cubana di etnie è stata molto rallentata e i tratti somatici degli abitanti si sono mantenuti piuttosto vicini a quelli degli originari indios Taìno.
"Esta es la tierra màs hermosa que ojos humanos han visto", con queste parole Cristoforo Colombo descrive il punto di primo sbarco sul nuovo continente, punto identificato nei pressi di El Yunque ("l'incudine"). Vero che era convinto di essere giunto nella Cina meridionale… tuttavia come dargli torto?
L'hotel Porto Santo si trova dall'altro lato della baia rispetto al centro del paese e - se possibile - ancora più immerso nella naturaleza della punta più orientale dell'isola. C'è anche il relitto di un'imbarcazione in lontananza che rende il panorama ancora più romantico. Il tempo è brutto ma - ancora una volta - non impedisce di fare un bagno a mare, la spiaggetta dell'hotel è piccola e graziosa.
In serata il paesino di Baracoa si rivela in tutto il suo fascino: semplice, semplicissimo, minuscolo, l'unica strada principale è sterrata e corre parallela all'immancabile malecòn. E' fiancheggiata da case in legno basse e colorate con portici verdi o azzurri dove si aprono piccoli bar, terrazze, , esposizioni di quadri e artigianato di artisti locali, la mitica "Casa de Chocolate" (con l'altrettanto mitica perenne fila di persone in attesa), ma anche piccoli paladar dove assaporare quella che qui, più che altrove, è la vera cucina criolla.
Il centro di Baracoa si conclude nella piccola piazza dietro la Cattedrale di "Nuestra Señora de la Ascensiòn" che conserva i resti della croce portata da Colombo nel 1492 e sul cui sagrato è stato posto il busto dell'indio Hatuey, eroe simbolo della ribellione degli indios ai conquistadores spagnoli, catturato e brutalmente bruciato vivo.
La serata è libera, qualcuno si cimenta sul palco de La casa de la Trova, altri si gustano lo spettacolo di una vivace formazione musicale che dà vita ad una l'esibizione di altissima qualità.
Il rientro in albergo è in richot, unico mezzo di locomozione che può circolare in quelle strade piccole, dissestate e - manco a dirlo - naturalmente illuminate solo dalla luna.

Sabato 24 gennaio
La carrettera per raggiungere la foce del rio Yumurì è bellissima, si alternano campi coltivati, alberi da frutta (banano, mango, guayaba, cacao, pompelmi, caffè, ananas) e foreste su cui svettano eleganti palme reali. Nella vegetazione folta e verde, favorita da un microclima unico in tutta l'isola, si intravedono case di contadini e minuscole scuole, bambini ovunque. Di tanto in tanto si incrociano piccoli villaggi. Un piccolo villaggio sorge anche alla foce del fiume dove alla sorprendente ricchezza naturalistica della regione fa da triste contrasto la profonda povertà in cui vive la gente della zona. Le case sono baracche, si tratta probabilmente dell'area più disagiata e dimenticata dell'isola. La popolazione vive prevalentemente di pesca, della raccolta del caffè, della produzione e della lavorazione del cacao per la quale Baracoa è famosa ovunque. La presenza delle fabbriche di cacao è segnalata da un profumo ghiotto e inconfondibile. Ma la stagione della raccolta del caffè dura solo 3 mesi all'anno e a novembre è già terminata.
Lo Yumurì si può risalire in barca fino ad un certo punto a partire dal quale occorre proseguire a piedi e attraversare a nuoto le fresche vasche naturali che si incontrano mentre ci si inoltra nella incontaminata foresta della montagna.
Ci accompagnano nell'escursione Beatriz e Rafael, gli amici del CDR del quartiere Turey, che ci aiutano anche a prendere accordi con i pescatori per organizzare il pranzo sulla spiaggia di "Manglito", dove ritorniamo una volta lasciato il fiume.
Manglito è una spiaggia "abitata": all'ombra delle palme che costeggiano il mare vive una comunità di pescatori. La barriera corallina è a soli pochi metri dalla riva, l'acqua è molto bassa e qui tutti pescano, uomini, donne e bambini.
La spiaggia è tranquilla è poco frequentata da turisti ma quelli che ci vanno non possono evitare di acquistare qualcosa: frutta, conchiglie, oggetti di artigianato in legno, grande varietà di legni di diversi tipi, qualità e profumi, lavorati con grande maestria, Baracoa è celebre anche per questo; corallo nero, cacao, caffè. Tutti offrono qualcosa.
Il contesto è molto suggestivo, ma l'acqua - per quanto bella - è troppo bassa e immergersi è piuttosto scomodo.
Buona parte del materiale che i partecipanti alla Brigada hanno portato dall'Italia viene distribuito qui e - dal momento che il giorno successivo saremmo partiti - un'altra parte si concorda che se lo vengano a prendere la sera stessa direttamente all'albergo dove alloggiamo.
La fame comincia a farsi sentire ma il pranzo di "pescado" non arriva sulla spiaggia: la polizia ha sequestrato tutto il pesce destinato alla Brigada mentre veniva trasportato a Manglito. Un imprevisto che tanto imprevisto non è in una situazione in cui le norme di legge sono severe chiare, e note a tutti, ma regolarmente violate. Le violazioni necessarie per sopravvivere sono all'ordine del giorno, tutti campano generalmente ai limiti della legalità, rischiando multe e sanzioni; a volte va bene a volte no, questa volta no. Il danno per i pescatori intercettati è pesante. Decisamente meno pesante per la Brigada, per la quale un pranzo alternativo viene riorganizzato in loco grazie all'intervento delle famiglie di Manglito, ma è un pranzo triste e un po' colpevole.
Rientriamo all'albergo e ci prepariamo per la festa in strada organizzata per Arci Metromondo dal CDR del barrio Turey.
L'incontro diventa bello perché oltre a una grande tavola imbandita e a un'abbondante cena, le famiglie del quartiere ci accolgono allegre e i bambini delle scuole si esibiscono per noi. Ma soprattutto perché diventa un interessante momento di dibattito: a disposizione della Brigada il Presidente e altri esponenti spiegano il funzionamento dei Comitati de Defensa de la Revoluciòn, i tanto discussi CDR, descrivono che ruolo hanno nella vita quotidiana dei cittadini cubani, come lavorano, chi vi partecipa, in che relazione sono con le altre Organizzazioni di Massa. Il dibattito assume toni accesi, le domande sono tante, troppe, non basterebbe una notte intera per chiarirsi.
In più, si aggiungono gli interrogativi che nascono dalle riflessioni di Fioma, italiana, socia di Arci Metromondo Milano che ha sposato Armando, cubano di Baracoa. Fioma e Armando da pochissimi mesi hanno deciso di trasferirsi lì e lasciare l'Italia. Una scelta sicuramente controcorrente e difficile. Toccante il tributo ai 5 eroi in carcere negli U.S.A.

Domenica 25 gennaio
"Despedida" da Baracoa. Destinazione Niquero. Una delle principali mete del nostro viaggio. L'esperienza di Arci Metromondo è nata proprio lì nel lontano 1994, nella casa di Esperanza Perez.
Costretti ad un rallentamento per un guasto alla guagua, giungiamo in paese solo in serata. Rapida sistemazione nell'unico e storico hotel di Niquero e appuntamento al Museo Municipale.
L'aria di Niquero ha uno strano sapore dolciastro. Ma a ben guardare non è strano dal momento che al centro del paese è attiva da 112 anni, giorno e notte nel periodo della "zafra", una grande central azucarera che diffonde senza sosta un fumo chiaro misto a una leggera fuliggine che avvolge tutto e tutti. Le torri in mattoni della central si intravedono da qualsiasi punto del paese e sono parte integrante del paesaggio oltre che del sistema economico di Niquero.
Al Museo Municipale, piccolo e dignitoso, ancora una serata in nostro onore.
La nostra Yurina è di Niquero ed è emozionata: apre il ricevimento con un'introduzione sul gemellaggio tra Arci Metromondo e la Casa de la Cultura di Niquero, presenta gli amici del Museo e, con Gigi, consegna le donazioni. Un eccezionale gruppo di musicisti con difficoltà visive interpreta canzoni storiche di Cuba e della rivoluzione in un arrangiamento acustico originale e delicato.
Questo è anche il momento in cui le famiglie del gemellaggio incontrano i partecipanti della Brigada: normalmente la Brigada nel corso del soggiorno a Niquero viene ospitata presso la rete di famiglie del paese, direttamente nelle loro case. Per molti è l'occasione di entrare finalmente in una abitazione cubana, di partecipare e osservare la vita quotidiana di una famiglia di un semplice paesino de la Isla Grande lontano dai clamori delle rotte turistiche e, contemporaneamente, l'opportunità di scambiarsi idee, opinioni, conoscere, investigare. In passato i soggiorni a Niquero erano piuttosto lunghi, nel corso di questo viaggio però le attività con le famiglie risultano ridotte: il pernottamento della Brigada - per ragioni di natura logistica - viene organizzato in albergo, ma le famiglie sono comunque tutte lì al Museo per invitarci a pranzo e/o a cena e per mettersi a nostra disposizione e accompagnarci nelle escursioni.

Lunedì 26 gennaio
Visita al celebre "Desembarco del Granma" ovvero il punto in cui il 2 dicembre 1956 gli 82 eroi diedero inizio alla Rivoluzione. Vi arrivarono per errore, terminarono il carburante e sbagliarono rotta, in più il temporale che ritardò l'arrivo sulla terraferma, la fame e il mal di mare. Sembra impossibile pensare che carichi di zaini e munizioni, stremati, attaccati da cielo e da terra abbiano potuto superare di notte quell'inestricabile groviglio di mangrovie in piena palude. Oggi si arriva al punto dello sbarco, nei pressi della spiaggia "Las Coloradas", da cui la Brigada Metromondo prende il nome, passeggiando lungo un corridoio di cemento che conduce al mare. La riproduzione dello yacht "Granma" fa immaginare quanto assurdo possa essere stato quel terribile attraversamento del Golfo del Messico di 82 persone stipate su una bagnarola del genere. Patria o muerte.
Sotto il sole il mare è azzurro e attraente e il Parco Naturale dello sbarco del Granma, zona protetta, si mostra in tutta la sua bellezza.
Sosta al villaggio dei pescatori di Cabo Cruz e al faro per giungere a pranzo sulla bianca spiaggia de "Las Coloradas" e scoprire che è strano che sia famosa solo per lo sbarco, la spiaggia è veramente bella, siamo ai Caraibi. E zero turisti.
In pomeriggio rientriamo in albergo ed è l'occasione per fare un giro in paese e cominciare a scoprirlo un po' meglio. Ciascuno cena presso la propria famiglia "gemellata" e in serata presso la Biblioteca cittadina si tiene un recital in cui alcuni poeti di Niquero leggono opere proprie e di grandi nomi della letteratura nazionale.

Martedì 27 gennaio
E' un giorno molto atteso. E' previsto l'incontro con "Capitan Descalzo", una delle guide del Che nella Sierra Maestra. La finca di Hipòlito Torres Guerra (Polo) e di sua moglie Juanita si trova nei pressi di Manzanillo. Tutti gli anni la Brigada va in visita alla finca di Descalzo dove oggi ha sede anche il "Club familiar, por los Caminos del Che", che ha l'obiettivo di recuperare tutto il materiale disponibile a ricostruire i percorsi del Che nella Sierra.
Arci Metromondo regala al Capitano anche un libro per gli ospiti, la prima firma è proprio la sua: "Polo Torres", che ha imparato a scrivere nella scuola dell'accampamento de La Mesa. La Mesa era originariamente la finca di Polo e divenne la base de la comandancia della colonna numero 4 della guerra rivoluzionaria.
Capitan Descalzo parla pacatamente senza usare espressioni altisonanti e senza usare toni eroici, ma tutti sappiamo che è un eroe e tutti ascoltiamo in gran silenzio le sue parole. In quegli occhi verdi l'ammirazione per i rebeldes e la convinzione di avere combattuto per una causa giusta. Racconta aneddoti della rivoluzione, racconta del Che, della sua autorità, della stima e dell'affetto che i guajiros nutrivano per lui, delle sue conversazioni. Si emoziona quando parla dei ragazzini morti in battaglia e delle famiglie uccise per rappresaglia per mano dell'esercito batistiano o per mano dei controrivoluzionari e dei briganti. Si arrabbia. Una lunga descrizione, inclusi i momenti di paura e di panico, come quando dovette affrontare un pericoloso capo dei briganti che stava depredando le case dei contadini e dovette fare il doppio gioco per avvicinarlo, farlo uscire allo scoperto e ucciderlo. Anche lui dunque ha ucciso e ha rischiato di morire.
"… il Che nella zona di La Mesa, entra in contatto con un contadino che diventerà fondamentale nel futuro della guerriglia, Polo Torres, che il Che battezzerà "il Capitano Scalzo", un uomo di media statura, con un cappello che quasi gli copre gli occhi verdissimi, sempre a piedi nudi"… è proprio lui, nella descrizione di Paco Ignacio Taibo II in "Senza perdere la tenerezza", e non ci si può sbagliare.
Polo oggi lavora nella sua finca e va ancora scalzo, le scarpe le indossa solo quando è in casa, il medico glielo impone per via dell'artrosi, ma continua a lavorare la terra e dalla Rivoluzione non ha voluto riconoscimenti. Sebbene non richiesta gli è stata però data una finca in cambio di quella in cui posero base i barbudos a La Mesa e che andò distrutta. Ha combattuto per essere un contadino libero, niente altro.
Il suo battibecco con la guerrillera Juanita è esilarante, Polo sospetta che in sua assenza il Che non abbia dormito nella stalla ma in qualche altra stanza … e Juanita di pronta risposta gli rinfaccia che sa bene che la prima lettera che lui è riuscito a scrivere appena ha imparato a scuola non era altro che una dichiarazione d'amore per la bella maestra…
Il Che è stato anche il medico che, a Juanita che stava male, ha diagnosticato lo stato di attesa del primo figlio di Polo.
Pranziamo tutti insieme con i prodotti della sua finca.
All'interno della casa Polo tira fuori da una scatola qualche vecchissimo articolo di giornale e alcune foto che lo ritraggono con i guerriglieri, gelosamente custodite ma mal ridotte, ed è come entrare nella storia, il mito è a portata di mano.
Giornata veramente molto emozionante che si conclude in Plaza del Pueblo con i festeggiamenti per la nascita di Josè Martì.
Dopo il passaggio della banda musicale, il "galà" si tiene all'interno del Cinema "Sierra Maestra" che è dotato di una sala molto ampia e di cineproiettori sovietici un po' vecchiotti. E' il cinema per il quale Metromondo sta lavorando: Alex si fermerà a Niquero per un anno con l'obiettivo di avviare il "progetto cinema". Il progetto è finanziato da Metromondo attraverso la donazione di una collezione di film italiani e stranieri e di una struttura per proiezioni all'aperto che consentirà di realizzare un cinema "itinerante" per la visione dei film presso l'ospedale e in altri luoghi di incontro cittadini.

Mercoledì 28 gennaio
Nel corso della mattinata visita all'asilo nido del paese e consegna della donazione; successivamente visita all'Ospedale a favore del quale molte attività di solidarietà sono state realizzate da Metromondo.
E' l'anniversario della nascita di José Martì, le lezioni a scuola sono sospese e in paese ci sono parate e commemorazioni.
La giornata è libera, dopo il mare si tiene un divertente incontro di calcio Cuba/Italia nel campo sportivo vicino all'azucarera e la Brigada perde, con onore, ma perde.
Cena di despedida al Museo insieme con le famiglie de La casa de la Cultura.

Giovedì 29 gennaio
Inizia il viaggio di ritorno. Fortunatamente i problemi tecnici dell'autobus sono stati risolti e riusciamo a rispettare la tabella di marcia. Ci fermiamo a Santa Clara per visitare il Mausoleo del Che e dei compagni morti in Bolivia, dove a distanza di 30 anni dalla morte sono state portate le spoglie di Ernesto Guevara e degli altri compagni caduti in Bolivia.
Rientro a La Habana in serata.

Venerdì 30 gennaio
Dall'hotel Vedado raggiungiamo a piedi la casa di Froilàn Gonzalez e Adys Cupull. La casa si trova nei pressi di calle San Lazaro. Lì ci attendono anche "Las señoras de La Habana" che ci accolgono con la loro musica.
La casa di Froilàn e Adys è un vero museo, dove si conservano testimonianze dirette anche della spedizione realizzata in Bolivia per recuperare le spoglie del Comandante, spedizione a cui loro stessi hanno partecipato.
Il corridoio di ingresso alla casa e il salone sono una esposizione permanente di ritratti di Che Guevara provenienti da ogni dove e realizzati nei materiali più differenti: piume di uccello dell'accampamento del Che in Bolivia, fili del telefono, semi di piante, conchiglie, ricami, impronte digitali; tributi all'immagine del Comandante ciascuno con una propria storia e un proprio significato e liberamente accessibili a chiunque lo voglia.
La loro casa infatti è anche sede del Centro antimperialista di cui sono promotori, i libri della bellissima biblioteca sono a disposizione delle persone del quartiere che ne facciano richiesta, è il loro modo di contribuire al recupero e allo sviluppo di un barrio povero e difficile. Lo proclamano apertamente, il popolo cubano è generoso e crede nell'amore e nella fratellanza.
Sono tanti i progetti in cui Froilàn e Adys sono impegnati, oltre alle indagini storiografiche sul rivoluzionario Antonio Mella fondatore del Partito Comunista Cubano, assassinato in Messico, e sulle relazioni tra i fascisti italiani e Cuba, il Centro antimperialista è attivo su molti fronti, dalle azioni di recupero ambientale all'organizzazione di concorsi letterari.
Anche questo incontro diventa occasione di dibattito con i partecipanti della Brigada: Froilàn e Adys si sottopongono volentieri alla raffica di domande che vengono loro poste. Vengono affrontati il tema del bloqueo, quello della pena di morte inflitta ai dirottatori del traghetto lo scorso aprile, la successione di Fidel, la disoccupazione e la povertà a Cuba, la mancanza di democrazia in un sistema a partito unico, la lotta alla droga, i limiti alla libertà personale.
E Froilàn entra nel dettaglio di molti argomenti, ma parte da un presupposto che già chiarisce molte cose: ricorre ad un cuento gallego, quello della farfalla e dello scarafaggio che si innamorano ma che non riescono a capirsi; la farfalla e lo scarafaggio non si potranno mai capire veramente perché hanno due scale di valori differenti che sono inconciliabili.
Gli occidentali continuano a giudicare Cuba secondo una scala di valori europea, questo è il motivo per cui non riescono a comprendere o ad accettare ciò che accade qui.
Cuba in realtà è un paese in guerra che si sta difendendo, la guerra della rivoluzione non è mai cessata, il popolo cubano è armato, teme l'imminente invasione americana e si trova isolato di fronte a un blocco che non è solo economico ma anche e soprattutto un blocco mediatico. La verità di quanto accade a Cuba non è conosciuta all'estero dove prevalgono pregiudizi politici e assoluta disinformazione.
Froilàn sostiene dunque che l'errore di base sta nell'osservare Cuba secondo parametri di valutazione che sono drammaticamente occidentali: il giudizio sul livello delle condizioni di vita del popolo cubano e quello sui livelli di democrazia interna del paese o di garanzia delle libertà individuali non va condotto confrontandoli con i supposti livelli di democrazia degli stati europei. Il confronto andrebbe piuttosto fatto con quanto accade adesso in altri paesi dell'America Latina vicini storicamente e geograficamente a Cuba, come ad esempio Haiti, la Repubblica Dominicana o il Nicaragua. Paesi in cui la povertà è assoluta, così come la fame, e dove i diritti della persona vengono quotidianamente annullati con gente trucidata e colpevoli tranquillamente impuniti. Se non ci fosse stata la Rivoluzione, Cuba - che fino al 1959 era riconosciuta come "il bordello d'America" - oggi sarebbe probabilmente più simile ad uno di quei paesi che non all'Europa.
Fidel pensava che un "mundo mejor es possibile" ha lavorato e tuttora lavora per questo obiettivo.
Lasciamo Froilàn e Adys turbati e confusi.
Nonostante il tempo non sia dei migliori una parte del gruppo si dirige a Playa del Este, i restanti si disperdono in città e si inoltrano in mercati e musei.
L'ultima sera a La Habana è libera ed è già nostalgica.

Sabato 31 gennaio
Il viaggio si conclude così come è iniziato, con un enorme ritardo nella partenza del volo. In più piove. Ancora un passaggio alla Bodeguita del Medio e un giro in centro. L'attesa in aeroporto dura un po' ma nessuno, in fondo, ha fretta di partire.

Valentina

brasile

BREVE DIARIO
DEL VIAGGIO IN BRASILE
“Sulla strada dei SEM TERRA”
23 luglio - 12 agosto 2007

Un’esperienza intensa, interessante e positiva.
Essendo il primo viaggio in Brasile organizzato da Metromondo, non era scontato che tutto andasse bene dal punto di vista organizzativo.
Il gruppo composto da 26 persone, di cui 3 bambine sotto i 10 anni, non ha avuto alcun problema, né interno al gruppo, né esternamente rispetto alle realtà conosciute ed incontrate.
La sintonia, l'armonia e la volontà partecipativa della maggioranza dei partecipanti sono state molto forti.

II programma del viaggio, costruito in collaborazione con Laura (collaboratrice di Arci Nazionale che vive ed opera in Brasile, impegnata in progetti di cooperazione internazionale) e con il diretto interessamento di Evelaine Martines (dirigente della direzione nazionale MST, settore culturale) è stato realizzato e gestito in tutte le sue parti ed arricchito da varie altre proposte e incontri “sul campo”.
Mare, città e campagna; incontri culturali, sociali, politici, istituzionali; svago, relax, divertimento ed impegno. Non c’è che dire, è stato proprio un bel viaggio, (quasi) come lo concepiamo noi, nonostante la prima volta…
Unico “neo” grande come un grattacielo, nel vero senso della parola, è stato l’alloggio in hotel-grattacieli situati nelle città, che poco avevano a che fare con la nostra volontà ed il nostro spirito. Ma anche questa, nel bene e nel male, è stata una conseguenza negativa della prima esperienza che, però, è servita a porre le basi per fare di meglio nel futuro, anche relativamente agli alloggi e alle località da scegliere.

IL DIARIO CITTA’ PER CITTA’
Il Brasile è un paese immenso, composto da 26 stati e, per ovvie ragioni di distanze, tempo, costi, organizzazione, ecc. l'itinerario del viaggio si è concentrato su tre stati: PERNAMBUCO (Recife), RIO (Rio de Janeiro), BAHIA (Salvador).
Per essere precisi, a Recife ci siamo stati non per scelta ma per esigenze operative di voli, nel senso che era l'unica disponibilità di scalo per il nostro arrivo in Brasile.

RECIFE è una città di circa 3 milioni di abitanti, che sembra essere un plastico di un’infinità di grattacieli impressionanti, anche a ridosso della spiaggia, che oscurano il sole già dal primo pomeriggio. Un lungomare che potrebbe essere affascinante, se non ci fossero queste enormi costruzioni. Da notare che a Recife, a causa del forte inquinamento che ha sconvolto l'ecosistema ed eroso la barriera corallina, a differenza di un tempo, gli squali si spingono fino alla riva, rendendo poco sicura la balneazione.
A Recife abbiamo incontrato Evelaine Martines, dirigente del settore culturale del Movimento Sem Terra, venuta da Brasilia, dove vive e lavora. E' stata con noi per due giorni, aiutandoci e accompagnandoci nei nostri primi passi sulla strada del MST. Con lei abbiamo partecipato ad una manifestazione del MST, di protesta contro il ministero dell’agricoltura. Una bellissima, strana esperienza: prima in piazza al presidio, tra comizi, canti e musica (abbiamo cantato “Bella Ciao” con il loro accompagnamento musicale!); poi in vecchissimi pullman che hanno trasportato i contadini partecipanti (e noi con loro) davanti alla sede del ministero stesso, collocata al lato dell’autostrada, in una situazione “logistica” veramente assurda, fuori dal mondo! E’ stato un piacere essere coinvolti in questa manifestazione, in mezzo a gente “vera” che lotta per il diritto alla terra, al lavoro, alla sopravvivenza. Bambini, giovani, adulti ed anziani, tutti insieme, con cappelli e bandiere rosse con il simbolo del MST, facce stanche e sofferenti ma tenere, dolci, forti e determinate. Una grande umanità! Ci è sembrato di vivere una situazione molto antica, davvero lontana nel tempo. Quello è stato anche il primo momento in cui abbiamo potuto toccare direttamente con mano la grande contraddizione presente in questo momento in Brasile, il rapporto di “odio e amore”, di sostegno conflittuale tra il Movimento Sem Terra -e più in generale di una ampia fascia di popolazione di quel paese- le loro aspettative, ed il governo Lula che, da parte sua, rischia di provocare una grande e pericolosa disillusione, confusione e perdita di speranza nei milioni di persone che in lui hanno riposto fiducia.
A Recife abbiamo incontrato Carmelo, un giovane italiano, responsabile della sezione provinciale della Pastorale della Terra, dalle cui costole nel 1984 si è formato il MST. Carmelo ci ha dedicato un interessante incontro, in cui ci ha trasmesso molto sulla storia e la lotta del movimento campesino in Brasile. Dopo l’incontro, insieme ad Evelaines Martines e ad Ana Emilia Borba (del coordinamento del collettivo di cultura dello stato del Pernambuco del MST), Carmelo ci ha accompagnato a quaranta chilometri da Recife, facendoci da traduttore, nel nostro primo incontro con una comunità contadina dei Sem Terra, nell’accampamento “Chico Mendes”. Un'esperienza straordinaria!
La coordinatrice dell’accampamento ci ha spiegato la difficile situazione dell’occupazione e del rischio di essere sgomberati entro qualche giorno. Erano lì da 3 anni ma non avevano avuto il riconoscimento ufficiale del governo, la legalizzazione dell’accampamento in “assentamento”. In quella terra vivevano e lavoravano circa 400 persone. Gli alloggi erano ancora provvisori, in gran parte di fango, alcuni addirittura di teli di plastica. Ci hanno preparato un pranzo davvero gustoso, che abbiamo consumato sulle sedie un po' malandate della scuola del villaggio. Il dopo pranzo lo abbiamo trascorso gironzolando, con le contadine e i contadini del villaggio, parlando e socializzando, bevendo il caffè offertoci da una casetta all’altra, persino giocando a recitazione...
C’era silenzio, tranquillità, un’atmosfera cosi strana e pacifica che pareva irreale! Staccarci da quel contesto, dopo aver consegnato il nostro omaggio per i bambini e la scuola, è stato veramente triste.
Non parliamo poi del rientro nel “nostro” hotel/grattacielo di Recife... una contraddizione davvero difficile da superare!

RIO DE JANEIRO. Al nostro arrivo, il tempo era freddo e piovoso ma, nonostante la stanchezza determinata dalla levataccia alle quattro e mezza del mattino per prendere il volo interno, nel pomeriggio ci siamo dati appuntamento con la “nostra” Laura - la collaboratrice di Arci Nazionale che vive a Rio - per andare a visitare la Favela di Santa Marta, una delle più “tranquille” di Rio. Nella Favela abbiamo incontrato Itamar, un giovane esponente del gruppo Eco, un’associazione socio-culturale che svolge la sua attività nella Favela stessa. Una realtà veramente interessante, sostenuta prevalentemente dal lavoro volontario, che si muove con pochissimi mezzi e molte difficoltà, soprattutto per aggregare i bambini e i giovani in numerose attività culturali. Abbiamo avuto modo di addentrarci nella particolare struttura urbanistica e nella complessità della vita di una Favela.
Nei giorni successivi, tra un bagno nel meraviglioso e immenso lungomare nei pressi del nostro nuovo hotel-grattacielo vicino a Copacabana, le visite in città (che meraviglia il panorama dal Corcovado e dal Pan de Azucar!!!), la ricerca di locali noti per la musica “ao vivo”, i ristoranti tipici, abbiamo anche potuto toccare con mano la pesante atmosfera militarizzata della città che, in quei giorni, ospitava i giochi pan americani. Polizia dappertutto, ad ogni incrocio, ad ogni semaforo, soprattutto nella ricca e turistica zona di Copacabana e Ipanema.
Il secondo incontro socio-culturale è stato quello della Favela Pereira da Silva nella quale, sempre accompagnati da Laura, abbiamo incontrato i rappresentanti dell'associazione legata al “Progetto Morrinho” (www.morrinho.com). Un progetto sviluppato da un gruppo di giovanissimi della Favela che, per gioco, tanti anni fa, hanno ricostruito su una collina la Favela stessa in miniatura, un plastico dettagliato e particolareggiato, fatto di piccoli mattoni forati, materiali di riciclo, lego, ecc. Un “gioco” che, negli anni, è divenuto un progetto sociale in grado di coinvolgere e impegnare la totalità dei giovani abitanti nella favela stessa e non solo. Oggi, con l’orgoglio degli “attori” di questo progetto e di tutta la popolazione del luogo, il Morrinho vanta centinaia di visitatori, varie esposizioni e anche premi d’importanza internazionale. L’ultima trasferta estera è stata l’esposizione e la partecipazione alla Biennale di Venezia nel mese di luglio 2007.
Il penultimo giorno di permanenza nello stato di Rio lo abbiamo trascorso in campagna, nell'interno, a una quarantina di chilometri da Rio De Janeiro, con la nostra seconda tappa “sulla strada dei Sem Terra”. Un’altra grande giornata! Con Laura che ci ha fatto da guida-interprete, abbiamo visitato l’assentamento “Terra Prometida”. Per raggiungere il villaggio abbiamo dovuto fare un po' di peripezie coi due furgoni che ci hanno trasportato, perché la strada sterrata era un po' malandata per le recenti piogge.
L’iniziale incontro con Claudio Amaro, uno dei due delegati al congresso nazionale dell’assentamento, ci ha permesso di conoscere la storia, la vita, l’attività della loro situazione e, più in generale, di approfondire la conoscenza della realtà complessiva del movimento dei Sem Terra, non soltanto sul piano organizzativo, ma anche sul piano programmatico-strategico. In quell’incontro abbiamo imparato che tutti gli organismi dirigenti del movimento vengono eletti con una presenza davvero paritetica tra i sessi: 50% uomini e 50% donne; che i bambini vengono coinvolti nelle attenzioni e nella gestione delle loro realtà di vita e di studio, con “il metodo della critica ed autocritica”.
Sconvolgente... quanto abbiamo da imparare!
Claudio Amaro, per sintetizzare il suo interessante intervento, con molta severità e convinzione, ha tenuto a darci questo chiaro messaggio: il MST è un grande movimento che si batte non solo per la riforma agraria in Brasile, ma per contribuire a costruire un Uomo ed un Mondo nuovo sulla Terra!
Non a caso il Mst è uno dei principali sostenitori di “Via Campesina”, l’organizzazione dei movimenti contadini sparsi nel mondo.
Altro che solo coltivazione della terra espropriata ai latifondisti...!
Dopo questa approfondita lezione, abbiamo esplorato l’accampamento in loro compagnia. Uno dei contadini del villaggio ci ha portato a visitare il lago nella adiacente foresta tropicale. Alcuni coraggiosi membri del nostro gruppo si sono addentrati su una “zattera”, insieme al contadino, per esplorare l’ambiente veramente suggestivo.
Abbiamo saputo che ogni anno un gruppo di giovani tedeschi di una ONG, alloggia nel villaggio, impegnandosi su progetti di cooperazione. L’alloggio è una bella struttura a 2 piani, molto ben curata. E’ in grado di ospitare una trentina di persone e... chissà che si riesca a progettare anche un nostro soggiorno.
Claudio Amaro, al momento dei saluti, dopo la consegna del nostro omaggio di materiale scolastico e cancelleria, ci ha sollecitato la continuazione del rapporto di amicizia e solidarietà tra le nostre rispettive realtà.
Il resto della permanenza a Rio è stato piacevole, tra lungomare e serate musicali, gustosissime fejoada, ottime cachaca e caipirinha!!!

SALVADOR DE BAHIA. Ed eccoci nella culla della cultura e della musica “afro-brasiliana” e non solo...
Dopo l'atterraggio, il trasporto in hotel è stato molto suggestivo. Una città vasta, popolatissima -più di 3 milioni di persone- un impressionante susseguirsi di diversità di architetture, tra grattacieli e vere e proprie favela, un meraviglioso, elegante ed intrigante centro storico (conosciuto meglio nei giorni successivi) e periferie alquanto degradate.
Non possiamo assolutamente negare che il soggiorno a Salvador (e dintorni) sia stato il più interessante, affascinante e piacevole di tutta la vacanza.
Dalla spiaggia sotto l’hotel col mare bello e tranquillamente balneabile, alle suggestive serate al Pelourinho (il centro storico, patrimonio dell'Unesco) pieno di vita, musica, spettacoli di strada, piccoli ristoranti, vicoli intriganti, al Mercado Modelo ricco di artigianato e di ogni tipo di creatività, al susseguirsi ininterrotto di spettacolari esibizioni di Capoeira e percussioni, Salvador ha meritato i complimenti di tutto il gruppo. Nonostante qualche paura, a volte esagerata, di rischiare d’incappare in situazioni di disperazione e violenza, piuttosto che al dispiacere dell’uso -e abuso- di importanti aspetti della cultura e delle tradizioni locali per fini turistici, siamo riusciti, ognuno a modo suo ed in tempi diversi, a goderci un'atmosfera che è risultata tra le più belle dell'intero viaggio.
A Salvador abbiamo incontrato e conosciuto Federico Mei, di Arci Nazionale, che ha collaborato con noi nei preparativi del viaggio. Federico è un profondo conoscitore del Brasile, della storia e della vita del MST. Era in Brasile già dall’inizio di luglio, dopo aver condotto e guidato un gruppo di 15 partecipanti in un campo di lavoro dai Sem Terra nel Maranhão, per sostenere un progetto di cooperazione su cui è impegnata l’Arci Nazionale.
Federico ci ha accompagnati all’accampamento dei Sem Terra “El Dorado”, la terza nostra tappa, vicino a Santo Amaro, facendoci da interprete per tutta la giornata. Roberto Medina, “il cileno”, uno dei segretari del Mst di Salvador e coordinatore del villaggio, ci ha accolto e incontrato nella palestra del campo. Un incontro caldo e interessante, in cui Roberto ed altre/i responsabili dell’accampamento ci hanno raccontato la loro storia, la loro attività, sia politico/culturale che produttiva, i loro problemi. Tra le varie cose, Roberto non ha risparmiato l’esposizione delle numerose contraddizioni vissute nel rapporto col governo Lula, di disillusione e di speranza, di sostegno critico e di lotta. Le risposte di Roberto e degli altri esponenti del Mst alle numerosissime domande del gruppo, non hanno fatto altro che aumentare la curiosità, la riflessione, l’attenzione, la speranza nei confronti di un movimento cosi grande e importante. C'era anche la responsabile della medicina alternativa, simpatica e sorridente, grande conoscitrice delle piante officinali e delle proprietà terapeutiche della medicina naturale. Con entusiasmo ci ha parlato dell'importanza di questa disciplina e della sua trasmissione. Ci ha mostrato alcune piante, nominandole e spiegandocene il relativo beneficio per l'organismo e per la cura di alcuni problemi fisici.
Grande ricchezza della natura! Quanto rispetto e quanta attenzione dovremmo dedicarle!
All'ora di pranzo, l’appetito è stato pienamente soddisfatto da un pasto ricco, variegato e gustoso, come poche altre volte ci è capitato in quei giorni, preparato dalla famiglia che gestisce il punto di ristoro presente nel campo. Dopo pranzo, ci siamo dati alle danze insieme agli adulti e agli anziani che tentavano di insegnarcene i passi, e anche ai giochi e alle coccole con i bambini (veramente stupendi!). Abbiamo proseguito con la visita del villaggio, socializzando con la gente, visitando anche le loro umili abitazioni. Ci hanno detto che, se tutto va bene, entro un anno dovrebbero avere nuove casette, nell’ambito del piano di sviluppo dell’assentamento. Ci hanno accompagnato a visitare le coltivazioni di cacao, su cui quell’assentamento è specializzato, spiegandoci tutto il processo di lavorazione e facendoci infine assaggiare le prelibatezze del prodotto finito, che molti di noi hanno comprato.
Il momento del saluto è stato veramente commovente. Dopo la consegna del nostro omaggio, con l’impegno di mantenerci collegati, le 4 persone dell’assentamento che ci hanno seguito nella nostra visita, hanno intonato l’inno del MST. E' stato un momento davvero toccante ed emozionante.
Una giornata così bella e intensa, non poteva che finire in questo modo speciale, fra abbracci solidali e commossi.
Gli altri giorni di permanenza a Salvador ci hanno permesso di conoscere altri pezzetti dell'affascinante e meraviglioso stato di Bahia, come la bellissima Praia do Forte, a 2 ore da Salvador, e la magica spiaggia di Imbassai, che abbiamo raggiunto in zattera o guadando il fiume.
Un’altra delle giornate memorabili è stata la visita ad Acupe, un villaggio di pescatori nel Reconcavo Bahiano. Un luogo e una realtà indescrivibili, che non potremo scordare. Dopo la visita del villaggio, i pescatori ci hanno portato con le loro canoe lungo il corso del fiume, in mezzo a mangrovie popolate da aironi. Un percorso emozionante e suggestivo. Abbiamo infine visitato il Centro de Desenvolvimento Social de Acupe, l’associazione culturale che svolge attività di artigianato, gestita dalle donne del villaggio.
Il pranzo è stato altrettanto memorabile, in un piccolo e meraviglioso ristorante familiare, all'ombra di un imponente albero.
Acupe ci è rimasta fortemente impressa nella memoria e nel cuore per mille ragioni che sarebbe lungo raccontare. Una delle cose più incredibili e curiose è l’organizzazione della radio locale “Radio Comunitaria Esperança”, che trasmette 2 ore al giorno, non attraverso le tradizionali frequenze radiofoniche ma per mezzo di altoparlanti sparsi in tutto il villaggio!!!
Le suddette realtà le abbiamo conosciute anche grazie al rapporto con Loris, uno dei responsabili italiani di Verona della Casa Encantada di Itapoã, a pochi chilometri da Salvador, una posada del circuito di turismo responsabile del MLAL ProgettoMondo (Movimento Laici America Latina), una Ong italiana di volontariato nazionale e internazionale (www.casaencantada.it). Loris ci ha accompagnato, guidato, condotto, aiutato, con una disponibilità umana e professionale veramente rare. Speriamo in futuro di poter soggiornare alla Casa Encantada, perché vale veramente la pena trascorrerci almeno qualche giorno: posizione incantevole vicino al mare, abitazioni molto accoglienti e romantiche, costi del soggiorno veramente convenienti, gentilezza e calore umano.

Il ritorno a Recife per prendere l’aereo per l’Italia, non poteva che essere triste come il tempo piovoso che ci ha tenuto compagnia nella nostra serata finale. Il giorno successivo, prima di andare in aeroporto, il sole brasiliano è rispuntato, dandoci la possibilità di goderci le ultime ore in spiaggia, e rincuorandoci nella volontà di tornare, al più presto possibile.
Per piacere, per simpatia, per interesse, per solidarietà...

I partecipanti al viaggio di Arci Metromondo
Milano - settembre 2007

capo verde

Breve diario del viaggio di Metromondo a
CAPO VERDE - Estate 2006

Molto sinteticamente, si può dire che il viaggio a Capo Verde sia stato complessivamente positivo, soprattutto tenendo conto del fatto che è stata la prima esperienza di viaggio in un luogo differente da quello storicamente “toccato” dalla nostra associazione, cioè Cuba.

Dal punto di vista organizzativo, tutto ha funzionato (quasi) alla perfezione, grazie all’organizzazione molto seria e scrupolosa del viaggio, gestita dal tour operator di cui ci siamo avvalsi ed al lavoro di collaborazione svolto, precedentemente alla partenza, da parte di Deborah Forlani: dai rapporti con i partecipanti, a quelli col tour operator, a quelli con i capoverdiani; dalla programmazione giornaliera dello svolgimento del viaggio (con tanto di incontri e lavoro di ricerca connessi...), alla programmazione culturale (documenti) e logistico-organizzativa (documentazione partecipanti, organizzazione voli e hotel, ecc.). Tutto è andato bene organizzativamente, tranne che all’arrivo nella capitale Praia, dove ci siamo trovati, di notte, a dover decidere di stare in un hotel con le camere senza finestre e senza aria condizionata, perchè in quei giorni c’erano problemi di alimentazione elettrica in tutta la città. E’ stato l’unico momento di “panico” nel gruppo -complessivamente armonico, socievole ed interessante-, risoltosi con il cambio di alloggio in 2 diversi hotel.
Dal punto di vista dei canoni del viaggio “responsabile”, è stata un’esperienza che ha permesso di scoprire l’interessante realtà di Capo Verde, sia nelle bellezze paesaggistiche e ambientali (mare e spiagge stupende, soprattutto a Boa Vista, uniche al mondo!), sia nella realtà socio-storico-culturale. Capo Verde è una situazione “africana” sui generis, cioè diversa dalla maggioranza dei paesi e delle storie del resto dell’Africa.
E’ una realtà meno povera della media dei paesi africani, che conta una popolazione totale di 300.000 abitanti e, attualmente, soprattutto a Sal e Boa Vista, due delle isole più importanti, si stanno affermando, purtroppo in termini molto devastanti dal punto di vista ambientale, progetti di sviluppo turistici veramente distruttivi per la natura e l’ambiente.

Sul piano culturale, molta parte dell’interesse riscontrato da parte nostra è riferito all’attività musicale e di danza in quasi tutte le 5 isole (su 10) conosciute, ma soprattutto nell’isola di Sao Vicente, e in particolare a Mindelo, la principale città dell’isola.
Durante il viaggio, sono stati presi i primi contatti con diverse reatà socioculturali, come ad esempio la scuola di Capoeira più importante, e con l’ospedale di Mindelo; con il malconcio liceo di Sal Rei -capoluogo dell’isola Boa Vista-; con un centro di assistenza e recupero di anziani ed invalidi di S. Antao; con la comunità dei “rebelados” (anticlericali ed anti-governativi) dell’isola di Santiago. Sono stati definiti alcuni impegni di futura collaborazione con la scuola di Capoeira di Mindelo, di cui bisognerà tenere conto qualora si volesse continuare a sviluppare il nostro rapporto con la realtà capoverdiana.

Sul gruppo che ha partecipato al viaggio, si può fare una valutazione complessivamente positiva, a parte i soliti, piccoli problemi. Sono stati stabiliti dei buoni rapporti di amicizia, anche verso Metromondo, da parte della maggioranza dei partecipanti. Il viaggio ha permesso di far conoscere ai partecipanti una bella ed interessante realtà, come quella di Capo Verde, con una spesa veramente contenuta (1.610,00 euro).

I ricordi più belli:
Tarrafal (isola di Santiago):
la spiaggia, il villaggio dove abbiamo alloggiato, i ristorantini, il buon pesce ed i macachi (che ci aspettavano al mattino all’uscita della capanna dove facevamo colazione per fregarci le banane...);
Mindelo (isola di Sao Vincente): le belle serate nei tanti e buoni ristoranti o locali, o in piazza con feste, musica e danze fino a tarda notte, e la stupenda ed immensa spiaggia di Plaia Grande, a circa una ventina di chilometri dalla città; la bellissima escursione fatta nella foresta di S.Antao, in cui pare di cambiare completamente mondo rispetto alla situazione desertica delle altre isole;
Boa Vista: tutte le spiagge (Santa Monica in particolare), il ristorante familiare di Luisa, che era diventata “casa nostra” (ottimo cibo, abbondante ed a prezzi contenutissimi), ed il bellissimo deserto presente, attraverso cui si arriva alla stupenda spiaggia dove è ancora arenata una nave pirata, e dove siamo stati capaci di perderci, nonostante le indicazioni della guida!!!

La gente di Capo Verde, pur essendo di indole molto “riservata”, ci ha accolto con molta disponibilità ed ospitalità in tutte le isole e situazioni incontrate.

Un nostro pensiero particolarmente affettuoso lo dedichiamo alla famiglia di Mindelo della “nostra” Fatima (socia di Metromondo che vive e lavora a Milano) che ci ha regalato una caldissima amicizia.

Vorremmo dare continuità a questa esperienza nei prossimi anni, approfondendo i rapporti con le situazioni socio-culturali che abbiamo conosciuto (scuola di capoeira ed ospedale della bellissima, musicale Mindelo, la città della grande cantante Cesaria Evora; istituzione scolastica ed associazione culturale della splendida Boa Vista, con le spiagge tra le più belle mai viste; l’associazione naturalista e di organizzazione di trekking della meravigliosa e rigogliosa S. Antao; la comunità dei “Rebelados”, un migliaio di persone che vive ed opera nell’isola di Santiago, ad una cinquantina di chilometri dalla capitale, che autoorganizza la propria vita e la propria attività al di fuori da ogni regola statale).

A presto Capo Verde...

immagini da Capo Verde