diario di viaggio 2004

Brigada Las Coloradas 17/01/04-31/01/04: diario di viaggio

Sono 10 anni che l'Arci Metromondo di Milano organizza viaggi di solidarietà a Cuba, ma questa volta la Brigada è un po' diversa. Grazie ad una serie di piccole inserzioni comparse su I viaggi di Repubblica l'iniziativa si è guadagnata un tale successo di adesioni che sono state più volte riaperte le iscrizioni e ampliato il numero massimo dei partecipanti.
E così per la prima volta la "Brigada" ha raccolto insieme oltre a persone che in genere sono geograficamente vicine a Milano, anche persone provenienti da altre regioni d'Italia: 39 partecipanti più 4 accompagnatori volontari di Arci Metromondo, Gigi (capogruppo), Yurina (cubana di Niquero), Valentina e Alex.
Ma forse l'elemento di novità più forte è la partecipazione al viaggio di una troupe della RAI che intende realizzare una puntata della rubrica "Sulla via di Damasco", partecipazione piacevolmente inattesa che ha reso ancora più febbrili i preparativi per la partenza.
Entusiasmo per il grande numero di richieste giunte ad Arci Metromondo ma anche tanti interrogativi: 43 persone, sono tante…; diverse per estrazione, età, storie, tutte presumibilmente curiose di capire come si vive e cosa si fa a Cuba, e ciascuna con il proprio personale pensiero sulla storia della Rivoluzione cubana, tutti insieme per due settimane…; la troupe della RAI, una splendida opportunità di documentare e dare visibilità alle nostre attività, dobbiamo metterci il vestito buono…; tutto sommato non siamo un tour operator e il viaggio potrebbe risultare non abbastanza "comodo" per qualcuno…; gli incontri di presentazione del viaggio - giocoforza a Milano - non sono stati sufficienti ad incontrare tutti i partecipanti, c'è chi arriva da Cagliari, chi da Perugia, da Napoli e altri dalla Toscana, un gruppo che arriva da Roma, un "melting pot", che ne verrà fuori?
Gino Perri è perennemente incollato al telefono per cercare di risolvere tutte le questioni logistiche e organizzare i dettagli di un tour più complesso del solito collaudato viaggio di solidarietà che normalmente dura 3 settimane, ma che nella versione invernale è stato concentrato in 15 giorni: le donazioni da portare, il progetto cinema a Niquero da avviare, gli incontri con le associazioni locali, gli accordi con il tour operator, l'alloggio e i trasferimenti, le varie e le eventuali.
Gigi e Yurina hanno già accompagnato altri viaggi a Cuba e insieme con Alex curano i dettagli delle escursioni, i contatti con le istituzioni cubane, il complesso sistema delle autorizzazioni per lo sdoganamento delle donazioni, nonché il confezionamento e il trasporto dei pacchi. Tutto il gruppo Arci Metromondo lavora al progetto e si dedica all'organizzazione: incontri serali, dopo il lavoro, imprevisti dell'ultimo minuto, informazioni ai partecipanti, c'è chi arriva da lontano e deve pernottare a Milano prima della partenza.
A Roma Valentina si occupa di procurare i visti giornalistici per la troupe RAI mantenendo i rapporti con l'ambasciata cubana e ottiene anche la "benedizione" dell'ambasciatrice che ormai conosce bene la storia dell'associazione e apprezza gli sforzi e i risultati che Arci Metromondo ha ottenuto nel corso del tempo. E' dal 1994 infatti che Metromondo si impegna in progetti di solidarietà politica e concreta con il popolo e la Rivoluzione cubana. Gemellato con la Casa de la Cultura di Niquero, attraverso i viaggi di conoscenza e solidarietà ha coinvolto complessivamente più di 800 persone, ha consegnato direttamente donazioni per un valore complessivo stimato intorno ad un miliardo e mezzo di vecchie lire e continuativamente organizza iniziative di scambio socio-culturale con famiglie e associazioni cubane. Con il contributo di un gruppo di medici (Comitato di Solidarietà Sanitaria con Cuba di Arci Metromondo), ha realizzato importanti convegni medico-scientifici a Cuba e ha sostenuto (e sostiene) concretamente la sanità cubana oltre che con l'invio di medicinali anche con l'acquisto di un'ambulanza attrezzata per le urgenze mediche. Segni tangibili di una solidarietà sincera e fattiva.

 

 

Sabato 17 gennaio
La partenza. Il decollo è previsto alle h 9:50; alle 5 parte dei volontari è impegnata a caricare su un camion le donazioni accuratamente confezionate e registrate nella sede di Via Ponti; Gigi e Yurina alle 7 sono all'aeroporto ad accogliere i partecipanti, ma il volo viene posticipato alle h 16:40; una prima prova di pazienza, 10 ore in aeroporto in attesa…Un'importante occasione per socializzare, sicuramente, ma quanto tempo perso!!! La partenza effettiva avviene addirittura dopo l'orario indicato dalla compagnia aerea e mettiamo piede all'aeroporto del La Habana alle h 00:45 del 18 gennaio.
Ci attendono all'aeroporto Josè Martì gli amici di Niquero (dalla lontana provincia del Granma nei pressi dello storico sbarco dell'omonimo yacht) che sono venuti ad aiutarci nelle operazioni di sdoganamento delle donazioni e per farsi carico dei pacchi destinati all'Ospedale e alla Casa de la Cultura locale. L'aeroporto è invaso dai pacchi e lo sdoganamento non risulta un'operazione semplice, nonostante le preventive autorizzazioni, non tutto appare sufficientemente chiaro ai responsabili dello scalo e qualcosa viene trattenuto in attesa di ulteriori autorizzazioni. Prima di riuscire a caricare - con la collaborazione di tutti - le donazioni sulla "guagua" destinata a Niquero (donata da Arci Metromondo l'anno scorso) e i nostri bagagli personali sulla "guagua" Viazul, passa un po' di tempo. Arriviamo all'hotel Vedado alle 3:30 circa e ci sistemiamo nelle stanze.
Ecco la prima imprevista variazione al programma: saremmo dovuti arrivare almeno 10 ore prima e la serata libera di "ambientamento" è inesorabilmente saltata. Avevamo avvisato tutti del rischio "cubanìa", non sempre a Cuba diventa possibile rispettare i programmi…ma - al momento - bisogna ammetterlo, questa è solo e semplicemente sfortuna…
Dunque l'unica cosa da fare è recuperare forze e conservare energie ed entusiasmo per il giorno successivo.

Domenica 18 gennaio
Appuntamento a colazione, il tempo è brutto, anzi piove. Si decide per la libera uscita in città con appuntamenti più o meno concordati nel centro storico; i cellulari - da pochissimo è operativo il servizio di roaming internazionale - si rivelano preziosi; vari gruppi si organizzano e partono finalmente per esplorare La Habana.
Chi passeggia, chi filma, chi si ferma ad ascoltare musica, chi a mangiare in un paladar, e ancora mostre, visite ai palazzi coloniali, ciondolamenti sul Malecòn, le auto americane degli anni '50, i lussuosi casinò dei gangster americani e gli hotel a tante stelle, la "peña de la rumba" domenicale al Callejòn de Hamel, finalmente esce il sole. Incantati nelle strade e nelle piazze dell'Habana Vieja recentemente e perfettamente recuperate o di fronte alla romantica e affascinante decadenza di edifici e abitazioni immediatamente adiacenti al centro che il restauro non l'anno conosciuto ancora. Il Capitolio, la splendida Plaza de la Catedral, Plaza de Armas, il Paseo de Martì, Plaza Vieja, la Giraldilla (quella dell'Havana Club!), il Museo della Rivoluzione. Nel 1982 - a ragion veduta - la Habana Vieja per intero è stata classificata dall'Unesco Patrimonio dell'umanità.
Tutti ci incontriamo di sera in albergo, carichi di meraviglia e con i primi aneddoti e le prime confuse impressioni da raccontare, pronti per la cena al ristorante "Los cactus del 33".
E ci arriviamo pure al ristorante, ma non ceniamo lì… costretti per un malinteso "cubano" sulla prenotazione a riparare in un paladar - esattamente di fronte al ristorante "prenotato" - che gentilmente ci accoglie, un po' strettini e un po' scomodi, con Gigi e Yurina che si improvvisano camerieri per accelerare il servizio e consentire a tutti di cenare in tempi umani…Vengono a salutarci Froilàn Gonzalez e la sua splendida moglie Adys Cupull - storici amici di Metromondo e probabilmente i più importanti studiosi della vita del Che. Riescono a trascorrere parte della serata con noi ma sfortunatamente, nella confusione del momento e nello sgomento della pioggia serale, riescono a chiacchierare molto poco con i partecipanti del gruppo.
Così la serata termina nell'atrio dell'hotel dove si organizzano i dettagli della partenza del giorno dopo, alla volta di Trinidad.

Lunedì 19 gennaio
Partenza per Trinidad alle 9:30. Rapidamente riusciamo a ottenere i visti dei giornalisti RAI. Il Centro de la Prensa era chiuso di domenica ma sta proprio di fronte al nostro hotel in Calle 23, pieno Vedado.
Piove anche oggi. Ci inoltriamo nella regione centrale dell'isola che è una lunga successione di coltivazioni di canna da zucchero. Sosta per il pranzo a Cienfuegos, vivace città coloniale con un ricco porto industriale. Sembra molto graziosa anche se la pioggia e i tempi stretti ci impediscono di inoltrarci nelle stradine secondarie. Il Parque Martì è il tipico centro città cubano con busto e dedica al poeta e eroe nazionale.
L'hotel Costa Sur della catena Horizontes, resta immediatamente fuori Trinidad, è sul mare, la spiaggia è bella, ci sono le palme e c'è anche una piscina, ma piove, e sembra che il maltempo non ci voglia lasciare, neanche l'accenno a una schiarita. Nonostante tutto, c'è chi fa il bagno.
La guagua accompagna il gruppo in città, qualcuno si è organizzato indipendentemente per partire un po' prima e guadagnare un po' di tempo per visitare il centro. Ma continua a piovere e i ciottoli sono pericolosamente scivolosi. La serata è libera e la Brigada si lancia pacificamente alla scoperta dei locali dove finalmente ascoltare musica dal vivo e ballare i mitici ritmi cubani, tra un mojito, un daiquiri e una canchanchara. Un nutrito gruppo si ritrova a Casa Artex, dove c'è una band che suona molto bene. Non ci sono tanti turisti.

Martedì 20 gennaio
La mattinata - rigorosamente "libera" - è dedicata alla visita della città, vero gioiello di architettura coloniale, anch'essa proclamata Patrimonio dell'umanità dall'Unesco. Il giallo degli edifici è brillante, e il sole finalmente brucia. Trinidad appare improvvisamente popolatissima, non sembra la stessa della sera prima: decine di gruppi di turisti organizzati invadono durante il giorno Plaza Mayor, il museo di arte Romantica, quello della Lotta contro i banditi. Le splendide e ricche case della borghesia terriera ricordano i fasti di altri tempi, quando Trinidad era uno dei principali centri di produzione dello zucchero; nei bar colorati i tipici gruppi musicali sono in piena attività; il mercato dell'artigianato pullula di gente e offre merletti, legni intarsiati, cesti intrecciati, oggetti d'argento e anche - purtroppo - corallo nero.
Ma oltre la bellissima facciata "take away", Trinidad offre piccole scoperte interessanti, meno scontate, anzi decisamente inaspettate in una cittadina che sembra completamente dedicata allo sfruttamento turistico "prendi e porta via" Alla Casa de la Cultura veniamo accolti con mucho cariño per organizzare i dettagli della prevista serata a noi dedicata. Lungo il percorso incontriamo una scuola per bambini con ritardi di apprendimento: le grandi finestre sono aperte e danno sulla strada. Apparentemente non infastidisce l'idea che qualcuno si affacci a sbirciare, anzi è un'occasione in più per raccontare ed è la possibilità per l'appassionata maestra di chiedere quaderni e materiale didattico per i suoi bambini. Più in là in una bella piazza assolata, all'ombra di un antico albero, un'altra maestra fa lezione ad un'intera classe del primo anno elementare (gonne e pantaloni rossi) e insegna loro a distinguere alberi e foglie. Trinidad infatti ha le spiagge a brevissima distanza, ma è contemporaneamente immersa in una mirabile valle di boschi e piantagioni.
Dopo pranzo torniamo in albergo, con un po' di ritardo, qualcuno è scivolato sul terribile pavé delle viuzze centrali e viene via con qualche livido…
E così abbiamo il tempo per stenderci anche sulla spiaggia dell'albergo e cominciare a scoprire che è buono il leche de coco con il ron, e che sembra impossibile, ma il sole a gennaio può scottare.
Una doccia veloce e poi tutti alla festa della Casa de la Cultura per la consegna delle donazioni e per partecipare al ricco spettacolo organizzato per noi: lettura di poesie, mostre di pittura e disegno, esibizioni di gruppi, ballerini, cantanti, una prova diretta delle attività svolte all'interno della Casa de la Cultura, dove ad ognuno si da' l'opportunità di sviluppare le proprie vocazioni e dove si lavora per mantenere vive le tradizioni culturali di un paese che nasce dalla fusione di più etnie. Le "Casas de la Cultura" sono una invenzione del Che e sono distribuite con grande capillarità sull'intero territorio, ce ne sono in ogni pueblo, grande o piccolo che sia.
Lo spettacolo di danze afrocubane è veramente emozionante, specie perché lontanissimo dalle usuali esibizioni folcloriche a pagamento per turisti. Ci lascia tutti a bocca aperta.

Mercoledì 21 gennaio
Come da programma lasciamo Trinidad, destinazione Santiago, ma a rallentare il cammino della Brigada questa volta ci si mette ancora un imprevisto: un incidente sulla strada. Si è rovesciato un camion con rimorchio e il traffico viene interrotto in entrambe le direzioni. Siamo costretti a rimanere fermi sotto al sole per un'ora e mezzo; autobus, camion e auto superano l'ingorgo passando tranquillamente ai lati della strada in piena campagna, ma la nostra guagua e altri mezzi pesanti non sono autorizzati a farlo, dunque aspettiamo che il rimorchio venga spostato dalla carreggiata e che si liberi una mezza corsia. Il traffico però continua ad essere rallentato e arriviamo a Santiago verso le 9 di sera. Saremmo dovuti arrivare in tardo pomeriggio e già ci aspettavano gli amici del Cìrculo del Danzòn. L'incontro dunque viene rinviato alla mattina successiva. La sistemazione nelle stanze prende un po' di tempo ma la serata è libera. Le notti di Santiago, la città più caraibica della Isla Grande, nonché capoluogo dell'Oriente, "culla della Rivoluzione" e sede del carnevale più popolare e folle di Cuba, sono sempre piuttosto movimentate.

Giovedì 22 gennaio
La Brigada parte alla scoperta della città e dei dintorni. Buona parte del gruppo va al mare, la spiaggia è quella di Siboney, il paesino che ha dato i natali a Compay Segundo. E' una spiaggia abbastanza frequentata dai santiagueros, alle cui spalle si alza un alto picco roccioso. Un piccolo fiume fiancheggiato da alberi a basso fusto e palme da cocco arriva fino al mare.
Altri sparuti gruppi nel frattempo si inoltrano nel centro città, una serie di stradine e vicoli che digradano verso il porto e che trasudano storia. El Boulevar si snoda tra le due piazze principali, plaza Dolores e Parque Céspedes, vero cuore di Santiago con la Cattedrale Cattolica, il Museo de Ambiente històrico Cubano e il Municipio dal cui balcone Fidel l'8 gennaio proclamò la vittoria della Rivoluzione.
Tutti ci incontriamo a metà giornata al Museo del Cuartel Moncada, scenario del primo tentativo di sollevamento rivoluzionario contro Batista. Il 26 luglio del 1953 il giovane avvocato Fidel Castro alla testa di un centinaio di uomini conduce l'assalto alla caserma. L'insurrezione armata si conclude tragicamente con l'uccisione di 61 uomini, esecuzioni sommarie, carcere, atroci torture e la reclusione dello stesso Castro.
Nel Moncada una guida eccezionale, con un innato senso della teatralità e con l'aiuto di mappe, plastici, foto e dei cimeli esposti, ci racconta la storia della rivoluzione. Oggi la caserma è adibita a scuola secondaria, con ragazzini che giocano a calcio nel campo sportivo di fronte all'ingresso, ma anche i fori delle pallottole sulla parete dell'entrata ricordano la tragicità dell'evento.
Con noi c'è Roberto Trenard, uomo straordinario, socio del Cìrculo del Danzòn, che ha vissuto sulla sua pelle quelle vicende, fu arrestato poco dopo l'azione del 26 luglio e detenuto per alcuni giorni; si è salvato dall'esecuzione con l'aiuto di un medico carcerario che lo tenne in cura in ospedale grazie al fatto che era malato. Il suo modo di parlare è calmo e sereno, nonostante Roberto sia entusiasta all'idea di raccontare e rispondere alle domande e alle curiosità. Ci accompagna poi al "Castillo del Morro", l'imponente fortezza di difesa che fu costruita all'ingresso della baia della città; gli spagnoli dovevano impedire i saccheggi e le scorrerie di bucanieri, filibustieri, corsari e pirati; il museo ne illustra la storia e spiega origini e differenze fra le varie bande dedite a depredare navi e città. Ma il Castillo offre soprattutto una eccezionale vista della baia e delle sue piccole isole.
Roberto insieme con Maricela Composela e Herenio Boza organizzano per la Brigada una serata spettacolo di balli tradizionali: presso la sede del Cìrculo del Danzòn hanno preparato per noi una grande tavolata di frutta e piatti tipici, ron, mojitos, e ci danno una prova pratica di danza mostrandoci le differenze tra i ritmi del danzòn, quelli della rumba, la salsa, la tumba. Il Cìrculo del Danzòn si trova in un barrio alla periferia di Santiago, la strada viene chiusa al traffico e diventa una pista dove una squadra di ragazzi giovanissimi alternano danze, acrobazie e musiche e tentano disperatamente di insegnarci i passi base, con scarsi risultati, loro malgrado. Anche il Cìrculo è una della tante microrealtà di recupero e difesa delle tradizioni, di partecipazione attiva a iniziative culturali, di grande coinvolgimento popolare dove persone delle più svariate età si impegnano e lavorano. L'edificio della sede è fatiscente, poverissimo, ma sono veramente molte le persone che vivono il circolo, insegnano e apprendono, nonostante la assolutà scarsità di mezzi e risorse.
La serata per qualcuno si chiude nei famosi e tradizionali locali in centro città, in Calle Heredia o in Calle Aguilera, un "cafè y ron" all'Isabelita o un cocktail con musica dal vivo. Del resto Santiago è la patria natale del son e "Chan Chan" è l'inno locale che si può ascoltare in tutte le versioni e ad ogni angolo di strada. Per qualcun altro - invece - si chiude al commissariato di polizia dove per la seconda volta in una giornata - ma anche l'ultima volta nel corso dell'intero viaggio - siamo costretti a denunciare il furto di portafogli e documenti. Sono stati gli unici spiacevoli episodi di questo tipo: in questo senso Cuba è invece un luogo abbastanza sicuro per i turisti che non corrono pericoli di sorta, accolti dalla generosa ospitalità della popolazione e sotto la vigile, continua, protezione della Policìa Nacional Revolucionaria (PNR).

Venerdì 23 gennaio
Lasciamo Santiago abbastanza presto. Roberto e Maricela ci raggiungono per salutarci e c'è un po' di commozione. Lungo il percorso per Baracoa una breve tappa a Guantànamo per mangiare. Già il nome mette tristezza perché Guantànamo per qualsiasi occidentale è la base militare americana con annesso carcere e perché per qualsiasi occidentale informato sulla storia di Cuba è un luogo simbolo della prepotenza americana. E' una cittadina anonima senza attrazioni per turisti, infatti turisti lì non se ne incontrano.
Il viaggio verso Baracoa risulta lungo e un po' stancante ma il paesaggio naturale che ci si apre davanti lungo la celebre "strada della Farola" ripaga gli sforzi.
La sosta ristoratrice al mirador offre lo spettacolo di una vegetazione rigogliosa ed esagerata. Il "baretto" del belvedere è spartano, ovvero è un bancone coperto da un tetto di palme dove servono poche cose: caffè profumatissimo, sciroppo di menta, ron casero, e sigari criollos. Ragazzini che all'improvviso spuntano dal bosco ci propongono gigantesche bolas di cacao, cucuruchos (cocco grattugiato, con scorza di arancio, guayaba, miele e zucchero il tutto confenzionato in foglie di banano) e dolci mandarini odorosi. Baracoa è un piccolo paradiso tropicale, protetto probabilmente proprio dall'isolamento in cui è vissuto fino a circa 40 anni fa, quando Fidel volle l'apertura della strada che richiese lavori colossali e che collegò definitivamente Baracoa con il resto dell'isola. Qui la tipica mezcla cubana di etnie è stata molto rallentata e i tratti somatici degli abitanti si sono mantenuti piuttosto vicini a quelli degli originari indios Taìno.
"Esta es la tierra màs hermosa que ojos humanos han visto", con queste parole Cristoforo Colombo descrive il punto di primo sbarco sul nuovo continente, punto identificato nei pressi di El Yunque ("l'incudine"). Vero che era convinto di essere giunto nella Cina meridionale… tuttavia come dargli torto?
L'hotel Porto Santo si trova dall'altro lato della baia rispetto al centro del paese e - se possibile - ancora più immerso nella naturaleza della punta più orientale dell'isola. C'è anche il relitto di un'imbarcazione in lontananza che rende il panorama ancora più romantico. Il tempo è brutto ma - ancora una volta - non impedisce di fare un bagno a mare, la spiaggetta dell'hotel è piccola e graziosa.
In serata il paesino di Baracoa si rivela in tutto il suo fascino: semplice, semplicissimo, minuscolo, l'unica strada principale è sterrata e corre parallela all'immancabile malecòn. E' fiancheggiata da case in legno basse e colorate con portici verdi o azzurri dove si aprono piccoli bar, terrazze, , esposizioni di quadri e artigianato di artisti locali, la mitica "Casa de Chocolate" (con l'altrettanto mitica perenne fila di persone in attesa), ma anche piccoli paladar dove assaporare quella che qui, più che altrove, è la vera cucina criolla.
Il centro di Baracoa si conclude nella piccola piazza dietro la Cattedrale di "Nuestra Señora de la Ascensiòn" che conserva i resti della croce portata da Colombo nel 1492 e sul cui sagrato è stato posto il busto dell'indio Hatuey, eroe simbolo della ribellione degli indios ai conquistadores spagnoli, catturato e brutalmente bruciato vivo.
La serata è libera, qualcuno si cimenta sul palco de La casa de la Trova, altri si gustano lo spettacolo di una vivace formazione musicale che dà vita ad una l'esibizione di altissima qualità.
Il rientro in albergo è in richot, unico mezzo di locomozione che può circolare in quelle strade piccole, dissestate e - manco a dirlo - naturalmente illuminate solo dalla luna.

Sabato 24 gennaio
La carrettera per raggiungere la foce del rio Yumurì è bellissima, si alternano campi coltivati, alberi da frutta (banano, mango, guayaba, cacao, pompelmi, caffè, ananas) e foreste su cui svettano eleganti palme reali. Nella vegetazione folta e verde, favorita da un microclima unico in tutta l'isola, si intravedono case di contadini e minuscole scuole, bambini ovunque. Di tanto in tanto si incrociano piccoli villaggi. Un piccolo villaggio sorge anche alla foce del fiume dove alla sorprendente ricchezza naturalistica della regione fa da triste contrasto la profonda povertà in cui vive la gente della zona. Le case sono baracche, si tratta probabilmente dell'area più disagiata e dimenticata dell'isola. La popolazione vive prevalentemente di pesca, della raccolta del caffè, della produzione e della lavorazione del cacao per la quale Baracoa è famosa ovunque. La presenza delle fabbriche di cacao è segnalata da un profumo ghiotto e inconfondibile. Ma la stagione della raccolta del caffè dura solo 3 mesi all'anno e a novembre è già terminata.
Lo Yumurì si può risalire in barca fino ad un certo punto a partire dal quale occorre proseguire a piedi e attraversare a nuoto le fresche vasche naturali che si incontrano mentre ci si inoltra nella incontaminata foresta della montagna.
Ci accompagnano nell'escursione Beatriz e Rafael, gli amici del CDR del quartiere Turey, che ci aiutano anche a prendere accordi con i pescatori per organizzare il pranzo sulla spiaggia di "Manglito", dove ritorniamo una volta lasciato il fiume.
Manglito è una spiaggia "abitata": all'ombra delle palme che costeggiano il mare vive una comunità di pescatori. La barriera corallina è a soli pochi metri dalla riva, l'acqua è molto bassa e qui tutti pescano, uomini, donne e bambini.
La spiaggia è tranquilla è poco frequentata da turisti ma quelli che ci vanno non possono evitare di acquistare qualcosa: frutta, conchiglie, oggetti di artigianato in legno, grande varietà di legni di diversi tipi, qualità e profumi, lavorati con grande maestria, Baracoa è celebre anche per questo; corallo nero, cacao, caffè. Tutti offrono qualcosa.
Il contesto è molto suggestivo, ma l'acqua - per quanto bella - è troppo bassa e immergersi è piuttosto scomodo.
Buona parte del materiale che i partecipanti alla Brigada hanno portato dall'Italia viene distribuito qui e - dal momento che il giorno successivo saremmo partiti - un'altra parte si concorda che se lo vengano a prendere la sera stessa direttamente all'albergo dove alloggiamo.
La fame comincia a farsi sentire ma il pranzo di "pescado" non arriva sulla spiaggia: la polizia ha sequestrato tutto il pesce destinato alla Brigada mentre veniva trasportato a Manglito. Un imprevisto che tanto imprevisto non è in una situazione in cui le norme di legge sono severe chiare, e note a tutti, ma regolarmente violate. Le violazioni necessarie per sopravvivere sono all'ordine del giorno, tutti campano generalmente ai limiti della legalità, rischiando multe e sanzioni; a volte va bene a volte no, questa volta no. Il danno per i pescatori intercettati è pesante. Decisamente meno pesante per la Brigada, per la quale un pranzo alternativo viene riorganizzato in loco grazie all'intervento delle famiglie di Manglito, ma è un pranzo triste e un po' colpevole.
Rientriamo all'albergo e ci prepariamo per la festa in strada organizzata per Arci Metromondo dal CDR del barrio Turey.
L'incontro diventa bello perché oltre a una grande tavola imbandita e a un'abbondante cena, le famiglie del quartiere ci accolgono allegre e i bambini delle scuole si esibiscono per noi. Ma soprattutto perché diventa un interessante momento di dibattito: a disposizione della Brigada il Presidente e altri esponenti spiegano il funzionamento dei Comitati de Defensa de la Revoluciòn, i tanto discussi CDR, descrivono che ruolo hanno nella vita quotidiana dei cittadini cubani, come lavorano, chi vi partecipa, in che relazione sono con le altre Organizzazioni di Massa. Il dibattito assume toni accesi, le domande sono tante, troppe, non basterebbe una notte intera per chiarirsi.
In più, si aggiungono gli interrogativi che nascono dalle riflessioni di Fioma, italiana, socia di Arci Metromondo Milano che ha sposato Armando, cubano di Baracoa. Fioma e Armando da pochissimi mesi hanno deciso di trasferirsi lì e lasciare l'Italia. Una scelta sicuramente controcorrente e difficile. Toccante il tributo ai 5 eroi in carcere negli U.S.A.

Domenica 25 gennaio
"Despedida" da Baracoa. Destinazione Niquero. Una delle principali mete del nostro viaggio. L'esperienza di Arci Metromondo è nata proprio lì nel lontano 1994, nella casa di Esperanza Perez.
Costretti ad un rallentamento per un guasto alla guagua, giungiamo in paese solo in serata. Rapida sistemazione nell'unico e storico hotel di Niquero e appuntamento al Museo Municipale.
L'aria di Niquero ha uno strano sapore dolciastro. Ma a ben guardare non è strano dal momento che al centro del paese è attiva da 112 anni, giorno e notte nel periodo della "zafra", una grande central azucarera che diffonde senza sosta un fumo chiaro misto a una leggera fuliggine che avvolge tutto e tutti. Le torri in mattoni della central si intravedono da qualsiasi punto del paese e sono parte integrante del paesaggio oltre che del sistema economico di Niquero.
Al Museo Municipale, piccolo e dignitoso, ancora una serata in nostro onore.
La nostra Yurina è di Niquero ed è emozionata: apre il ricevimento con un'introduzione sul gemellaggio tra Arci Metromondo e la Casa de la Cultura di Niquero, presenta gli amici del Museo e, con Gigi, consegna le donazioni. Un eccezionale gruppo di musicisti con difficoltà visive interpreta canzoni storiche di Cuba e della rivoluzione in un arrangiamento acustico originale e delicato.
Questo è anche il momento in cui le famiglie del gemellaggio incontrano i partecipanti della Brigada: normalmente la Brigada nel corso del soggiorno a Niquero viene ospitata presso la rete di famiglie del paese, direttamente nelle loro case. Per molti è l'occasione di entrare finalmente in una abitazione cubana, di partecipare e osservare la vita quotidiana di una famiglia di un semplice paesino de la Isla Grande lontano dai clamori delle rotte turistiche e, contemporaneamente, l'opportunità di scambiarsi idee, opinioni, conoscere, investigare. In passato i soggiorni a Niquero erano piuttosto lunghi, nel corso di questo viaggio però le attività con le famiglie risultano ridotte: il pernottamento della Brigada - per ragioni di natura logistica - viene organizzato in albergo, ma le famiglie sono comunque tutte lì al Museo per invitarci a pranzo e/o a cena e per mettersi a nostra disposizione e accompagnarci nelle escursioni.

Lunedì 26 gennaio
Visita al celebre "Desembarco del Granma" ovvero il punto in cui il 2 dicembre 1956 gli 82 eroi diedero inizio alla Rivoluzione. Vi arrivarono per errore, terminarono il carburante e sbagliarono rotta, in più il temporale che ritardò l'arrivo sulla terraferma, la fame e il mal di mare. Sembra impossibile pensare che carichi di zaini e munizioni, stremati, attaccati da cielo e da terra abbiano potuto superare di notte quell'inestricabile groviglio di mangrovie in piena palude. Oggi si arriva al punto dello sbarco, nei pressi della spiaggia "Las Coloradas", da cui la Brigada Metromondo prende il nome, passeggiando lungo un corridoio di cemento che conduce al mare. La riproduzione dello yacht "Granma" fa immaginare quanto assurdo possa essere stato quel terribile attraversamento del Golfo del Messico di 82 persone stipate su una bagnarola del genere. Patria o muerte.
Sotto il sole il mare è azzurro e attraente e il Parco Naturale dello sbarco del Granma, zona protetta, si mostra in tutta la sua bellezza.
Sosta al villaggio dei pescatori di Cabo Cruz e al faro per giungere a pranzo sulla bianca spiaggia de "Las Coloradas" e scoprire che è strano che sia famosa solo per lo sbarco, la spiaggia è veramente bella, siamo ai Caraibi. E zero turisti.
In pomeriggio rientriamo in albergo ed è l'occasione per fare un giro in paese e cominciare a scoprirlo un po' meglio. Ciascuno cena presso la propria famiglia "gemellata" e in serata presso la Biblioteca cittadina si tiene un recital in cui alcuni poeti di Niquero leggono opere proprie e di grandi nomi della letteratura nazionale.

Martedì 27 gennaio
E' un giorno molto atteso. E' previsto l'incontro con "Capitan Descalzo", una delle guide del Che nella Sierra Maestra. La finca di Hipòlito Torres Guerra (Polo) e di sua moglie Juanita si trova nei pressi di Manzanillo. Tutti gli anni la Brigada va in visita alla finca di Descalzo dove oggi ha sede anche il "Club familiar, por los Caminos del Che", che ha l'obiettivo di recuperare tutto il materiale disponibile a ricostruire i percorsi del Che nella Sierra.
Arci Metromondo regala al Capitano anche un libro per gli ospiti, la prima firma è proprio la sua: "Polo Torres", che ha imparato a scrivere nella scuola dell'accampamento de La Mesa. La Mesa era originariamente la finca di Polo e divenne la base de la comandancia della colonna numero 4 della guerra rivoluzionaria.
Capitan Descalzo parla pacatamente senza usare espressioni altisonanti e senza usare toni eroici, ma tutti sappiamo che è un eroe e tutti ascoltiamo in gran silenzio le sue parole. In quegli occhi verdi l'ammirazione per i rebeldes e la convinzione di avere combattuto per una causa giusta. Racconta aneddoti della rivoluzione, racconta del Che, della sua autorità, della stima e dell'affetto che i guajiros nutrivano per lui, delle sue conversazioni. Si emoziona quando parla dei ragazzini morti in battaglia e delle famiglie uccise per rappresaglia per mano dell'esercito batistiano o per mano dei controrivoluzionari e dei briganti. Si arrabbia. Una lunga descrizione, inclusi i momenti di paura e di panico, come quando dovette affrontare un pericoloso capo dei briganti che stava depredando le case dei contadini e dovette fare il doppio gioco per avvicinarlo, farlo uscire allo scoperto e ucciderlo. Anche lui dunque ha ucciso e ha rischiato di morire.
"… il Che nella zona di La Mesa, entra in contatto con un contadino che diventerà fondamentale nel futuro della guerriglia, Polo Torres, che il Che battezzerà "il Capitano Scalzo", un uomo di media statura, con un cappello che quasi gli copre gli occhi verdissimi, sempre a piedi nudi"… è proprio lui, nella descrizione di Paco Ignacio Taibo II in "Senza perdere la tenerezza", e non ci si può sbagliare.
Polo oggi lavora nella sua finca e va ancora scalzo, le scarpe le indossa solo quando è in casa, il medico glielo impone per via dell'artrosi, ma continua a lavorare la terra e dalla Rivoluzione non ha voluto riconoscimenti. Sebbene non richiesta gli è stata però data una finca in cambio di quella in cui posero base i barbudos a La Mesa e che andò distrutta. Ha combattuto per essere un contadino libero, niente altro.
Il suo battibecco con la guerrillera Juanita è esilarante, Polo sospetta che in sua assenza il Che non abbia dormito nella stalla ma in qualche altra stanza … e Juanita di pronta risposta gli rinfaccia che sa bene che la prima lettera che lui è riuscito a scrivere appena ha imparato a scuola non era altro che una dichiarazione d'amore per la bella maestra…
Il Che è stato anche il medico che, a Juanita che stava male, ha diagnosticato lo stato di attesa del primo figlio di Polo.
Pranziamo tutti insieme con i prodotti della sua finca.
All'interno della casa Polo tira fuori da una scatola qualche vecchissimo articolo di giornale e alcune foto che lo ritraggono con i guerriglieri, gelosamente custodite ma mal ridotte, ed è come entrare nella storia, il mito è a portata di mano.
Giornata veramente molto emozionante che si conclude in Plaza del Pueblo con i festeggiamenti per la nascita di Josè Martì.
Dopo il passaggio della banda musicale, il "galà" si tiene all'interno del Cinema "Sierra Maestra" che è dotato di una sala molto ampia e di cineproiettori sovietici un po' vecchiotti. E' il cinema per il quale Metromondo sta lavorando: Alex si fermerà a Niquero per un anno con l'obiettivo di avviare il "progetto cinema". Il progetto è finanziato da Metromondo attraverso la donazione di una collezione di film italiani e stranieri e di una struttura per proiezioni all'aperto che consentirà di realizzare un cinema "itinerante" per la visione dei film presso l'ospedale e in altri luoghi di incontro cittadini.

Mercoledì 28 gennaio
Nel corso della mattinata visita all'asilo nido del paese e consegna della donazione; successivamente visita all'Ospedale a favore del quale molte attività di solidarietà sono state realizzate da Metromondo.
E' l'anniversario della nascita di José Martì, le lezioni a scuola sono sospese e in paese ci sono parate e commemorazioni.
La giornata è libera, dopo il mare si tiene un divertente incontro di calcio Cuba/Italia nel campo sportivo vicino all'azucarera e la Brigada perde, con onore, ma perde.
Cena di despedida al Museo insieme con le famiglie de La casa de la Cultura.

Giovedì 29 gennaio
Inizia il viaggio di ritorno. Fortunatamente i problemi tecnici dell'autobus sono stati risolti e riusciamo a rispettare la tabella di marcia. Ci fermiamo a Santa Clara per visitare il Mausoleo del Che e dei compagni morti in Bolivia, dove a distanza di 30 anni dalla morte sono state portate le spoglie di Ernesto Guevara e degli altri compagni caduti in Bolivia.
Rientro a La Habana in serata.

Venerdì 30 gennaio
Dall'hotel Vedado raggiungiamo a piedi la casa di Froilàn Gonzalez e Adys Cupull. La casa si trova nei pressi di calle San Lazaro. Lì ci attendono anche "Las señoras de La Habana" che ci accolgono con la loro musica.
La casa di Froilàn e Adys è un vero museo, dove si conservano testimonianze dirette anche della spedizione realizzata in Bolivia per recuperare le spoglie del Comandante, spedizione a cui loro stessi hanno partecipato.
Il corridoio di ingresso alla casa e il salone sono una esposizione permanente di ritratti di Che Guevara provenienti da ogni dove e realizzati nei materiali più differenti: piume di uccello dell'accampamento del Che in Bolivia, fili del telefono, semi di piante, conchiglie, ricami, impronte digitali; tributi all'immagine del Comandante ciascuno con una propria storia e un proprio significato e liberamente accessibili a chiunque lo voglia.
La loro casa infatti è anche sede del Centro antimperialista di cui sono promotori, i libri della bellissima biblioteca sono a disposizione delle persone del quartiere che ne facciano richiesta, è il loro modo di contribuire al recupero e allo sviluppo di un barrio povero e difficile. Lo proclamano apertamente, il popolo cubano è generoso e crede nell'amore e nella fratellanza.
Sono tanti i progetti in cui Froilàn e Adys sono impegnati, oltre alle indagini storiografiche sul rivoluzionario Antonio Mella fondatore del Partito Comunista Cubano, assassinato in Messico, e sulle relazioni tra i fascisti italiani e Cuba, il Centro antimperialista è attivo su molti fronti, dalle azioni di recupero ambientale all'organizzazione di concorsi letterari.
Anche questo incontro diventa occasione di dibattito con i partecipanti della Brigada: Froilàn e Adys si sottopongono volentieri alla raffica di domande che vengono loro poste. Vengono affrontati il tema del bloqueo, quello della pena di morte inflitta ai dirottatori del traghetto lo scorso aprile, la successione di Fidel, la disoccupazione e la povertà a Cuba, la mancanza di democrazia in un sistema a partito unico, la lotta alla droga, i limiti alla libertà personale.
E Froilàn entra nel dettaglio di molti argomenti, ma parte da un presupposto che già chiarisce molte cose: ricorre ad un cuento gallego, quello della farfalla e dello scarafaggio che si innamorano ma che non riescono a capirsi; la farfalla e lo scarafaggio non si potranno mai capire veramente perché hanno due scale di valori differenti che sono inconciliabili.
Gli occidentali continuano a giudicare Cuba secondo una scala di valori europea, questo è il motivo per cui non riescono a comprendere o ad accettare ciò che accade qui.
Cuba in realtà è un paese in guerra che si sta difendendo, la guerra della rivoluzione non è mai cessata, il popolo cubano è armato, teme l'imminente invasione americana e si trova isolato di fronte a un blocco che non è solo economico ma anche e soprattutto un blocco mediatico. La verità di quanto accade a Cuba non è conosciuta all'estero dove prevalgono pregiudizi politici e assoluta disinformazione.
Froilàn sostiene dunque che l'errore di base sta nell'osservare Cuba secondo parametri di valutazione che sono drammaticamente occidentali: il giudizio sul livello delle condizioni di vita del popolo cubano e quello sui livelli di democrazia interna del paese o di garanzia delle libertà individuali non va condotto confrontandoli con i supposti livelli di democrazia degli stati europei. Il confronto andrebbe piuttosto fatto con quanto accade adesso in altri paesi dell'America Latina vicini storicamente e geograficamente a Cuba, come ad esempio Haiti, la Repubblica Dominicana o il Nicaragua. Paesi in cui la povertà è assoluta, così come la fame, e dove i diritti della persona vengono quotidianamente annullati con gente trucidata e colpevoli tranquillamente impuniti. Se non ci fosse stata la Rivoluzione, Cuba - che fino al 1959 era riconosciuta come "il bordello d'America" - oggi sarebbe probabilmente più simile ad uno di quei paesi che non all'Europa.
Fidel pensava che un "mundo mejor es possibile" ha lavorato e tuttora lavora per questo obiettivo.
Lasciamo Froilàn e Adys turbati e confusi.
Nonostante il tempo non sia dei migliori una parte del gruppo si dirige a Playa del Este, i restanti si disperdono in città e si inoltrano in mercati e musei.
L'ultima sera a La Habana è libera ed è già nostalgica.

Sabato 31 gennaio
Il viaggio si conclude così come è iniziato, con un enorme ritardo nella partenza del volo. In più piove. Ancora un passaggio alla Bodeguita del Medio e un giro in centro. L'attesa in aeroporto dura un po' ma nessuno, in fondo, ha fretta di partire.

Valentina